—A chi?
—Ai tuoi suoceri, per esempio. È sopravvenuto un fatto gravissimo, nella tua assenza. Si è parlato molto della defunta, e siccome se ne parlava fra gentildonne, s'è sgranato un rosario diabolico di cattiverie: la si è accusata d'inganni, di vita libera, di galanterie che passavano il segno, di sregolatezze mostruose; tutto ciò perchè qualcuno voleva compiangerne la fine.
—Si è osato questo?—esclamai.
—Non solo,—continuò Ettore freddamente.—Ma alla conversazione assistevano i tuoi suoceri, i quali hanno strepitato per dieci, alla rivelazione. L'idea che simile donna avesse l'adito in casa loro e la loro confidenza, li ha fatti arrossire fino alla radice dei capelli; Pietro Folengo era già stato al funerale, e se n'è pentito amaramente; donna Teresa aveva già sparsa qualche lagrima, e l'ha ricomprata accusando la morta della più odiosa ipocrisia. Ti dico, un pandemonio.
—E…. mia moglie?—chiesi titubando.
—Questo verrà dopo,—continuò Ettore, il quale sembrava voler procedere col massimo ordine.—L'irritazione dei signori Folengo si rovesciò sulla sua testa, perchè supponevano che tu fossi a ragguaglio della vita intima della morta, e n'eran confermati dalla freddezza fra te e Giorgio Uglio…. Qualcuno, a Milano, s'incaricò di soffiar nell'orecchio del signor Pietro non so quali storie: un passato legame tuo colla povera defunta, un riavvicinamento pericoloso in questi ultimi tempi.
—Angela Tintaro, senza dubbio!—osservai.
—Non so; ma è certo che, più o meno chiaramente, i signori Folengo ti fanno l'accusa di non aver loro aperti gli occhi e d'aver permesso che la donna così colpevole passasse la soglia della casa ov'era la tua fidanzata e se ne facesse un'amica. Non tengono conto dell'ostracismo a cui la condannasti più tardi e non capiscono come tu abbia potuto sopportare ch'ella continuasse nella loro intimità, quando tu non la volevi in casa tua….
—Queste osservazioni sono state fatte alla tua presenza?
—No, pur troppo,—sospirò Ettore.—Io non le avrei sofferte…. Le seppi per caso….