—Ma l'allieva e il maestro ne son già ristucchi,—seguitò Ettore, ridendo.—Ci fermeremo così all'I am, thou art….—
O costui era l'ottimo fra gli amici, o il peggiore degli ipocriti; nell'un caso e nell'altro, un uomo avveduto per annunciarmi con tanta semplicità quanto io voleva chiedergli…. Quelle lezioni d'inglese mi sembravano sospette ed eran tali, in ogni modo, da eccitare i comenti maligni degli estranei; Ettore l'aveva capito meglio di Lidia, evitandomi così il rincrescimento di parlarne ancora.
Sulla soglia della villa, gli strinsi la mano freddamente, angustiato da quel dilemma fra l'amico e l'ipocrita che mi ripromettevo di snodare al più presto.
Si pranzava in giardino, plebeamente, sotto un chiosco di verzura più inestetico di quanti avevo visti nelle osterie del sobborgo. Attorno alla tavola, scintillante d'argenteria e di stoviglie, eran già seduti i signori Folengo e Lidia.
—Ben tornato!—esclamò Pietro, alzandosi a stringermi la mano.
Io lo baciai sulle guance e ripetei la sacra cerimonia con donna
Teresa. Quest'abitudine rivestiva un carattere orientale a cui i miei
suoceri annettevano grande importanza. Quindi baciai sulla fronte
Lidia, piena di sorrisi e di gioielli.
Dopo le parole d'Ettore, ero come un segugio in attesa. Presentivo una battaglia impossibile ad evitarsi, e m'irritavo che i signori Folengo non ripetessero a me le opinioni espresse all'indirizzo della defunta, la cui memoria avrei difesa con accanimento. Lidia taceva, passandomi il vino, la saliera, quanto chiedevo, con movenze amichevoli: poi si parlò della gita a cui avevan preso parte i miei suoceri, e gli episodî minuti, esagerati, piovvero in larga copia.
—La miglior camminatrice è la signora Giustiniani,—diceva donna Teresa.—Ella ha percorsa tutta la strada a piedi e non ha mai domandato di riposarsi.
—Parte domani, non è vero?—domandò Lidia.
—Va a Milano perchè suo marito ve la richiama.