—Di me, no, senza dubbio,—ripresi.—Non rispondi?
—Di te, no, senza dubbio,—ripetè Lidia a voce bassa.
—Grazie. Ma allora, non capisco più nulla!
Lidia abbassò la testa, guardando la mia gardenia, un po' ingiallita. Io sentiva il profumo del fiore levarsi dalla massa bionda dei capelli di Lidia, dall'accappatojo, dalle braccia un po' scoperte, dal busto senza fascetta, che mi s'appoggiava contro, in una perspicuità di linee assai tormentosa. Presi la gardenia e tentai di collocarla sul petto della fanciulla; ma non appena allungai la mano, Lidia portò le proprie, arrossendo, sopra i ganci che le chiudevan l'accappatojo fino al collo. Il sistema non era dunque il migliore.
—Perchè non hai fatta accendere la lucerna da veglia?—chiesi, tornando a infilare il fiore nell'occhiello.
—Non ci ho pensato,—rispose Lidia.—Vuoi accenderla tu?
S'io mi fossi alzato, Lidia avrebbe preso il mio posto ed avrei perduta una strategica posizione.
—Accendila tu!—ripetè Lidia.
La mia considerazione rapida doveva essere stata fatta anche da Lidia. Ella si levò dalle mie ginocchia e rimase in piedi presso il letto; nel mentre abbassavo e accendevo la lucerna, Lidia non si ricordò di sostituirmi nella poltrona; mi guardava impacciata, colla mano destra sul guanciale.
—Ora c'è troppa luce,—disse.