—Lei avrà troppo sole,—osservò Marta, mettendo l'ombrellino in modo che venisse a riparare anche me….
Ah, io sentiva in quell'istante come avessi amata la povera Laura Uglio, se per l'incontro d'una donna che le somigliava stranamente, io era colmo di gioia, non più capace di vincere i bizzarri impeti del mio cuore! Non avevo amata che lei, checchè ne dicesse Gian Luigi; e non mi pareva possibile una resistenza in Marta Giustiniani.
—Perchè non si chiama Laura?—domandai curiosamente a Marta.
—Le piace questo nome?—fece la Giustiniani.—E le dispiace il mio?
—Sì,—risposi.—Io la chiamerò Laura…. nell'intimità….
—In quale intimità?—chiese Marta corrugando le ciglia.
—Quando non ci sono gli altri,—dissi.
La fronte le si spianò sùbito, quantunque dovesse rimanere nella donna un'impressione spiacevole.
—Ella deve essersi fatta una strana idea di me,—osservò Marta.—È d'un'arditezza punto conveniente: io voleva fidarmi di lei, sapendolo sposo da poco….—
Poteva ben parlare, Marta Giustiniani, ch'io non l'ascoltava affatto: o meglio, ascoltavo la sua voce e non le sue parole. Ero in preda a un risveglio gigantesco di memorie e di rammarichi. S'io fossi stato libero, non avrei trovati ostacoli per impossessarmi di quella donna, anche a costo di farla rubare e di tenerla chiusa finchè avesse ceduto…. Così, invece, stava rigidamente fra noi la nostra condizione di gente legata ad altri, e non eran più ostacoli materiali che ci si frapponevano, ma spettri di convenzioni, scrupoli e paure.