—Via, bambina;—dissi.—Che cosa c'è? Tutte le S indicheranno Sergio e tutti i Sergi non potranno essere altri che io? Ti ho già detto come io sia sempre venuto solo in questi luoghi.
—Sei diventato pallido,—osservò Lidia.
—Pallido no,—risposi;—triste sì, pel tuo sospetto ingiusto.—
E sciogliendomi dal braccio della donna, mi fermai. Provavo un tormento, improvviso, crudele.
Come mai Lidia mi credeva abbastanza vano e vile da condurla dove avevo condotte le mie amanti, da permetterle di scrivere il nostro nome sotto il nome d'un'altra donna ch'era stata mia?
—Perchè mi giudichi così male?—domandai, guardando la donna fissamente.—Chi ti ha parlato di me?
—Nessuno mi ha parlato di te, Sergio,—ella rispose, ritta, immobile come un'accusata.—Ho creduto io; ma non ti ho detto niente, non ti avrei detto niente mai.—
La sera calava con quella solita maestà non priva di tristezza che i grandi paesaggi posseggono. Di fronte a noi, sull'altra strada che conduceva ad Andeer, risonavano le campanelle delle mandre reduci dal pascolo; le foreste di pini, stese lungo i fianchi dei monti, ispessivano il loro verde fino a diventar nere e lucide.
—Mi credi, dunque?—domandai, avvicinandomi a Lidia.
—E tu, mi perdoni?—ella rispose.