—No, no, non dir nulla, se non vuoi, Sergio!—
E si chinò a baciarmi.
Nell'atto ch'ella avanzava e serrava le labbra contro le mie, io chiusi gli occhi ed ebbi come un'immensa visione di tutta l'impossibilità a parlare. Lidia era ancora, una fanciulla; donna solo fisicamente; il suo animo era incontaminato, il suo pensiero casto, i suoi costumi ingenui. In che modo potevo io dire?… Perchè bisognava farsi comprendere, cioè sviscerare i fatti, analizzarli….
Quando Lidia staccò la bocca dalla mia, io aveva già divisato di non parlare.
Mi diedi a passeggiare per la camera, comprendendo che non potevo tacermi immediatamente, se non col pericolo d'ingenerar nello spirito di Lidia chi sa quale stranissimo sospetto di mistero. La donna mi seguiva dello sguardo, e per la prima volta s'insinuò fra noi il dolore di non sentir le nostre anime sopra una medesima via.
—A che giovano i fatti?—io ripresi, avvicinandomi a Lidia e sedendomi sullo sgabello a' suoi piedi.—In amore e per l'amore, sono stato un perverso. Non mi chiedere altro, amica mia; non ti dirò di non avere amata alcuna donna prima di te; la cosa, più che mirabile, sarebbe ridicola. Ma è certo, è vero, è sacro che dal primo giorno del nostro incontro, ogni altro amore cessò e ho voluto mutarmi.
—Sono contenta,—disse Lidia con semplicità.—Sono contenta e ti credo: però….—
Tacque un istante, esitando; poi si chinò fino al mio orecchio e soggiunse a bassa voce:
—Però…. vorrei sapere se fra le donne ch'io conosco, ch'io conoscerò e che ci verranno in casa, vi sia qualcuna che tu hai amata.—
Non era ancora finita la frase, che Lidia se ne pentì, poichè corresse: