Lidia, per la prima, non aveva nulla rilevato, e si credeva senz'alcun dubbio ancora a quell'altezza di passione che aveva riscaldati i primi giorni della nostra intimità. Io stesso osservava a scatti, e soltanto ora, studiando quei tempi, vedo la strada percorsa, digradante con infinitesimale declivio.

Colui che batteva all'uscio di Lidia era il medesimo, l'identico uomo che due mesi avanti aveva passata la soglia della camera virginale e aveva pianto alle lagrime della dedizione? colei che permetteva all'uomo d'entrar nell'alcova, era la medesima, l'identica Lidia che aveva tremato di paura e non aveva trovato requie nell'aspettazion timorosa?

No.

Oramai, eravamo diversi da quelli.

Innanzi tutto, nel mio animo s'era risvegliata l'attenzione che m'era particolare; a luogo di procedere fidente, gli occhi chiusi, come nei primordî della nostra unione,—io sorvegliava. A che cosa? A nulla e ad ogni cosa; a Lidia, a me, ai sorrisi, alle parole, a corrugamenti di ciglia, a strette di mano, ai baci, alle forme di piacere, alla durata dei desiderî, al bisogno di confidenza, all'intensità di molestia causata da presenza d'estranei.

In quei giorni di Sufers, io aveva ripresa l'abitudine d'archiviare dei fatti, e per lunghissimo tempo, a Sufers ed altrove, tutto si ridusse a questo.

Onde, da quel risveglio, io aveva soltanto percepito che avvenivano delle modificazioni; eufemismo col quale si stabilisce il principio d'una catastrofe; fiocco di neve, che rotola pel versante, s'ingrossa, si dilata e forma la valanga.

I fatti eran d'una sola entità. Ne ricordo alcuni:

Quando noi ci recavamo il mattino a Splügen, era nostra abitudine seguir la strada men battuta, che partendo dalle spalle dell'albergo, giunge a quel villaggio per discreti viottoli ombrosi. Non saprei dir quante volte noi ci fermassimo e le nostre labbra si cercassero avidamente; non saprei dire con quanta diligenza io vegliassi a che Lidia non s'affaticasse di soverchio. Da qualche tempo, i baci eran diminuiti; Lidia, dicendo di voler imitare gl'inglesi, camminava innanzi a me, senza darmi mano; se ci soffermava l'improvvisa bellezza d'un mattino estivo, ammiravamo silenziosi, nè sentivamo il bisogno d'esser vicini, d'interrogarci e di commoverci insieme. Una volta, al ritorno da Splügen, invece di riprender la via secreta, m'incamminai sulla via postale, ch'era più breve. Lidia mi seguì, senza mostrar noia o stupore; giungemmo a casa, privi di baci, e risaliti in camera non ci ripagammo di quell'insolita astinenza. Peggio: da quel giorno, le strade postali furono le preferite.

Ancora: noi non parlavamo che del nostro amore, in principio, e non ci curavamo se all'intorno si vivesse; il bel tempo e il cattivo erano egualmente benvenuti e con egual piacere si rimaneva in casa o si usciva a passeggio. Da parecchio,—avevo cominciato io,—i nostri discorsi parlavan degli altri; si faceva la caricatura ai compagni d'albergo, ci si chiedeva che potessero pensar di noi i genitori di Lidia e i miei amici. Peggio; si facevan disegni per altri luoghi, si evocavano i ricordi della città; si prediligevan le passeggiate, nelle quali s'inframmettevano fra noi mille oggetti e variati spettacoli; e si leggevano i giornali.