Ci trattammo con molta freddezza pel resto della giornata, poichè, sapendo d'aver torto, mi dicevo e mi persuadevo d'aver ragione, ed ero arrivato ad aspettarmi io una spiegazione dello spavento di Lidia.
Quando calò la sera, ci lasciammo al limitare delle nostre camere, e nessuno di noi due tentò una riconciliazione, venuta solo l'indomani.
Se questo chiaroscuro aveva potuto svelare a Lidia la dominante incoerenza del mio carattere, ben ve ne furono in séguito, che squarciarono altri veli. E, per esempio, rammento che all'arrivo della diligenza avendo una volta osservata con qualche attenzione una signora assai giovane ed elegante, che vi si trovava, rincantucciata in un angolo,—rammento come Lidia soffrisse di quella mia curiosità senza scopo, e me ne chiedesse con insistenza delle ragioni che non potevo dare, poichè non esistevano.
E, ancora, Lidia tradiva a poco a poco la smania, l'impazienza di tornare in Italia, di ritrovarsi fra gente conosciuta, d'ascoltar dei discorsi e delle narrazioni di fatti. I fatti soli la interessavano, mentre su di me esercitavano una noia indicibile, specie se raccontati con quella minuzia di particolari che Lidia voleva.
Gli stupendi paesaggi a noi d'intorno, eran piaciuti a Lidia, non per sè medesimi, ma per la loro novità; laddove io, conoscendoli assai bene, li amavo perchè me n'ero fatto padrone e ne sapevo ogni inflession di linguaggio; cosicchè avveniva che a me l'abitudine faceva il soggiorno più caro, e a Lidia il soggiorno non piaceva se non vario di gite e d'escursioni. Abituato a mutar luogo dalla prima giovanezza, nulla dei costumi stranieri mi riusciva molesto o inaccettabile; m'allignavo così prestamente in qualunque paese da dimenticare in pochi giorni d'avere altri costumi. Lidia, vissuta sempre sotto la tutela assorbente di donna Teresa, trovava insopportabile la minima variazione alle sue abitudini; aveva sofferto d'insonnia perchè il letto non era collocato di fronte alla finestra, e dopo più di due mesi, ancora arricciava il nasino quando le avvenisse d'ascoltar gli svizzeri parlare il dialetto grigione o il romancio; la cucina dell'albergo le aveva tolto l'appetito; il romore del Reno la spaventava come al primo giorno; e osservando ch'io non pativa punto di questi disagi, s'irritava leggiermente.
Perchè, la collana di screzî che sono andato enumerando, era, infine, così sottile da notarsi appena, e ancora sopra tutto dominava l'amor nostro, che appianava le piccole difficoltà e conservava il color roseo a quei primi mesi; nessuno di noi due, certo, ingrandiva le scabrosità di carattere dell'altro, ma al contrario, ciascuno si studiava di sorriderne con affetto e d'obliarle tosto.
Sul cominciar di settembre, donna Teresa ci scrisse, manifestando il desiderio di riveder Lidia e mi parve opportuno cedere alla preghiera nonostante che Silesia Pfaff e suo padre si rammaricassero assai della nostra partenza.
—Perchè così presto, quest'anno, signor Lacava?—osservò Silesia, all'annuncio.
Perchè così presto, infatti? Abitualmente, io aspettava la prima tormenta di neve, a levar le tende; ciò mi offriva la varietà d'un ritorno in islitta. Ma il mio volere era ormai dimezzato; io non poteva più vivere a capriccio. Quando tentai di far capire questo a Silesia, ella di nuovo deve aver pensato che se avessi sposata lei, avrei potuto viaggiare in islitta otto mesi all'anno.
Un ultimo incidente segnò la vigilia della partenza. Avevo raccomandato a Silesia che provvedesse a prepararci le bagaglie, e tornando da un'escursione d'addio, trovai invece le due cameriere dell'albergo, che si limitavano ad aiutar Lidia, la quale faceva i bauli da sè.