—Ti dirò poi,—risposi.
Al cominciar del valzer, vidi che tutti gli occhi erano su di noi, ed ebbi una tremenda e voluttuosa soddisfazione di vanità. Quegli uomini che seguivan dello sguardo le movenze agili di Lidia e aspettavano l'aria mossa dal suo abito quasi come cosa sua; quelle donne che l'odiavan già dell'odio più femminile; quell'Angela Tintaro che aveva preso posto in un divano per goder tutta la visione di Lidia,—sapevano, dal primo all'ultimo, ch'io solo poteva amarla, ch'ella era per me solo. Le loro diverse sofferenze formavano il più bello perchè il più volontario degli omaggi alla nostra felicità. Anch'io in altri tempi avevo sopportate per altre donne simili torture; il contrappasso era perfetto. Poco importava se qualche imbecille facesse dei disegni di conquista; ciò non guastava nulla.
Amavo Lidia in quell'istante come non l'avevo forse amata neppure il primo giorno della nostra unione; io la teneva fra le mia braccia, sotto quegli occhi invidi e desiderosi; il profumo di gardenia saliva dal suo busto, si diffondeva da' suoi capelli ad inebbriarmi, come l'onda musicale che avrei voluto sempre accompagnasse la mia donna.
—Il signor Uglio ha detto che Laura desidera salutarmi,—Lidia riprese, mentre, lasciato il posto alle coppie seguenti, ci attardavamo a far coda.
—L'ha detto anche a me,—risposi.—Ti piace Laura?
—Dev'esser finta.
—Aspetteremo che venga lei a visitarci.—
Quando il valzer finì, Lidia declinò tutti gl'inviti pei balli successivi, e appena fu possibile, ci congedammo.
Angela Tintaro, Giorgio Uglio, Clara Caccianimico, parecchi altri sopraggiunsero, e in un attimo fu una ressa d'inviti a visite, di cortesie d'una noiosità sorprendente.
Ettore Caccianimico mi strinse la mano, gridando: