Non dovevo aver più segreti? il mio cuore doveva essere aperto agli occhi di Lidia? Ma come, ma perchè, ma era ciò naturale? Invece di creder la mia personalità duplicata compenetrando anche quella della donna, io la sentiva rimpicciolita e meschina.
Il posto che Lidia prendeva nella mia vita mi pareva enorme, grottescamente sproporzionato a quello che io prendeva nella sua. Per lei, per un suo tradimento, io doveva dare il sangue, o fare uno scandalo e coprirmi di ridicolo; per me, per un tradimento mio, ella veniva ad acquistar l'aureola d'una vittima e ad aumentar la simpatia della quale godeva. Ella era la donna, la classica debole, cui tutto è perdonato, di cui si esagerano la bellezza, lo spirito, l'eleganza, la grazia…. S'io avessi osato annoiarmi al suo fianco sarei stato un barbaro, un ottuso, un triviale…. Ma io non osava, perchè i pregiudizi avevano effetto su' miei impulsi.
Non potevo procedere in quest'analisi irritante; correvo da Lidia, la facevo parlare, la volevo l'intero giorno vicina; non era noiosa, no; non era esagerata la fama della sua bellezza e della sua grazia. Io m'era irritato pel principio, evidentemente, non pel mio caso speciale. E, alla scoperta, baciavo Lidia lungamente e andavo con lei in barca, la sera, remando io, sotto il pulviscolo lunare, ch'era tutta una retorica.
Una notte ch'ero penetrato nella camera di Lidia, questa si svegliò, mi prese le mani dicendo:
—Sei tu, lì? Che fai?
—E tu, chi sei?
—Io? Io sono la tua bimba, la tua bimba piccola!—ella rispose colla voce assonnata.
Le passai una mano sul viso; ella aveva gli occhi serrati e teneva le labbra raccolte per ricevere un bacio. Nell'oscurità me la figurai così graziosa, vinta dal sonno e tuttavia offrendosi per istinto affettuoso, ch'io sentii svanire d'un colpo le mie crudeli discussioni d'indole generale.
Ma me ne riprendeva bene la necessità, quand'eravamo tutti riuniti, donna Teresa, Pietro, Lidia ed io, pel pranzo o per qualunque altro motivo.
La villa Folengo era quanto di più inestetico avessi mai visto, con un'architettura che non si poteva incolpare ad alcuno stile antico o moderno; e nel villino, il salotto di riunione era il capolavoro di quell'assenza di gusto. Già le cose m'urtavan di per se stesse; già io comprendeva di non poter trovarmi ad agio in una casa dove si voleva far del lusso senza spendere quanto è necessario per essere almeno convenienti. Le persone, poi, compievano quell'impressione disgustosa e non riconoscevo loro alcun diritto alla mia reverenza.