E si parlò del freddo, che pel venuto ottobre doveva calare anche da noi.

Appena fui solo con Lidia, quel giorno, le dissi:

—Andrò io a salutar la signora Uglio. Tu, rimani; troverò un pretesto per iscusarti.

—Non vuoi ch'io ti accompagni?

—Lo credo inutile. I signori Uglio non sono simpatici nè a me, nè a te; ce ne libereremo a poco a poco.

—Non vorrei che mamma mi rimproverasse,—mormorò Lidia.

—Perchè? Sei tu, sono io, che dobbiam fare la scelta dei nostri amici; e ci sarà ben lecito aver dei gusti diversi da quelli di tua madre.

—Naturale,—assentì Lidia.

Non uscii che alle dieci e un quarto l'indomani mattina e perciò, mentre mi dirigevo al ponte di sbarco, vidi venirmi incontro Giorgio a fianco di Laura, i Caccianimico, Angela Tintaro e qualche altro conoscente. Li salutai, chiedendo venia del mio ritardo, e strinsi la mano a Laura, che mi parve singolarmente bella.

—La tua signora?—domandò Giorgio, nell'atto ch'io mi poneva al suo fianco e m'incamminavo con loro all'Eden Hôtel.