Io sarei giunto forse a calcolarli, se il freddo improvviso non m'avesse indotto a vincer l'inerzia di quel soggiorno e a ritornare a Milano, donde contavo riprendere il nostro viaggio.
VII.
Saliva dalla via una sonnolenza larga e morbida, che pareva scemar gli stessi romori dei carri e delle carrozze, passanti sotto la pioggia a rovescio. In qualche negozio, le lampade elettriche splendevano, quantunque non fossero che le due del pomeriggio. Le signore, chiuse nei mantelli, non trattenute dal tempo accidioso, affollavano il Corso egualmente come nel più bel giorno d'autunno, si soffermavano alle vetrine, trovavan la volontà di comperare e di discutere le compere fatte.
Lidia apparteneva a questa categoria di signore instancabili nel passare da un magazzino all'altro. Quando la pioggia era più violenta, Lidia si faceva allegra. Calzava stivaletti alti serrati, indossava la pelliccia, un piccolo cappello di feltro, guanti scuri, e usciva con me a pellegrinare pei negozi di mode. Aveva un umore eccellente; mi abbracciava ad ogni poco, prima d'andar fuori, e rideva ad ogni occasione; sopratutto era abilissima nello scoprir la necessità degli oggetti inutili, al punto che mentre credevo di doverci trattenere solo un paio di giorni a Milano, ivi eravamo già da dieci e sembravamo incamminati a rimanervene altrettanti.
S'era cominciato cogli acquisti di gran rilievo, rappresentati dagli abiti di Lidia per la veniente stagione. Le stoffe offrivano due motivi a pensieri gravissimi: la qualità ed il colore, o meglio la combinazione dei colori, perchè con mia grande sorpresa, Lidia m'aveva assicurato che una combinazione di colori falsi avrebbe distrutta la sua fama di signora a modo.
Appena ella poneva piede nel negozio, la sua ilarità spariva e un'ombra grave le si diffondeva sul viso bianco e fresco. Lidia ascoltava le parole del commesso con molta diffidenza, e sottoponeva l'uomo a un'analisi psicologica delle più accurate; non amava i discorsi di quella gente; non aveva scrupolo alcuno di mettere a soqquadro un magazzino intero, o d'andarsene senza comperare. Mentr'ella tuffava con voluttà le piccole mani fra gli ammassi di stoffe sciorinati sul banco, o confrontava gl'infiniti campioni dei quali aveva zeppo il manicotto,—io mi sedeva presso di lei, ascoltandola, e nei casi dubbi ella si rivolgeva a me.
—Che ne pensi, Sergio?—chiedeva, mostrandomi il velluto o la seta.
—Molto bene,—rispondevo.
—Ma no, ma no!—ella esclamava, con un sorriso.—Non si tratta di lodare; non ho ancora scelto. Credi che questa guarnizione?…—
Io aveva cura di creder sempre quanto credeva ella medesima e di fingermi anche più ignorante di quel che non fossi, perchè ella non avesse a sospettar d'una certa mia esperienza di mode, acquisita in diverse occasioni, le quali da Lidia non si dovevan conoscere.