—Se fosse qui la mamma, potrebbe consigliarmi!—diceva ella infine.
Faceva mandare a casa gl'involti voluminosi, ma quando ve n'era qualcuno appena possibile a portarsi, ella stessa se ne impadroniva e se lo metteva sotto l'ascella con una tenerezza materna delle più ingenue.
Poi mi diceva:
—Spero che così andrà bene; quel mantello aveva assolutamente bisogno della piuma, in basso; quest'anno la piuma si usa molto; purchè la sarta non guasti!… Aspetta; devo entrar qui un istante….—
E si andava in un altro negozio, dove il commesso ricominciava le chiacchiere, e Lidia l'analisi psicologica. Avevo occasione d'osservare che tutte le signore facevan così, e che l'aria grave di Lidia si ripeteva sui viso di quante entravano. In qualche magazzino, il susurro femminile pareva un ronzìo d'api laboriose; colla differenza che le api umane qui, scialavano invece di raccogliere; alcune s'abbandonavano alla disperazione per non aver trovato quanto desideravano; altre discutevan sul prezzo e mercanteggiavan per abitudine; e tutto questo, alternato cogli sguardi rapidi, sintetici, alle compagne, delle quali si valutavano in un baleno anche il veletto e i guanti. Avvenivano incontri di amiche, sùbito unite in una lega tacita contro il commesso; più sovente, s'incontravan delle nemiche, riconoscibili alla ostentata cura dell'una di non sfiorar l'abito dell'altra, squadrata con sovrano dispregio.
Potevo cogliere a volo dei piccoli dialoghi:
—«Sai, l'ho pagato quaranta lire; ma a Giuseppe dirò che mi costa venti.
—«Naturale.
—«In un caso, citerò la tua testimonianza.
—«Còntaci pure; faccio anch'io lo stesso con Paolo.