In séguito a tale considerazione, credetti il premio adeguato alla fatica di trattenerci qualche giorno ancora a Milano; e ricominciammo il pellegrinaggio nei negozî, non più di stoffe, ma di gingilli. Stavolta le compere eran d'un'inutilità sorprendente, e Lidia non aveva nemmeno il coraggio d'assumere l'aria grave di circostanza; ma quegli acquisti parevan più necessarî a lei, più fatalmente agognati, che la stilla d'acqua alla gola riarsa d'Epulone.
Si perdeva e s'estasiava davanti agli oggettini da salotto nei quali la diabolica scaltrezza dell'artefice aveva sudato a raggiunger la perfezione; e per l'impaccio della scelta, non sapendo Lidia decidersi fra due balocchi egualmente leggiadri, finiva collo sceglierli…. ambedue; e poichè l'intuizion già notata nella sarta, sembrava ripetersi in tutt'i negozianti ai quali facevamo capo, a bella posta essi mettevan troppo di frequente Lidia in quell'impaccio della scelta, così disastroso per le sue conseguenze.
In casa, meglio che in ogni altro luogo, la superfluità delle nostre compere strideva maledettamente; le camere eran già ricche di decorazioni e d'ornamenti, ed ogni angolo aveva un mondo di gingilli; inoltre, poichè l'appartamento nostro era stato arredato col consenso di Lidia e colla sua approvazione, io non riusciva a comprendere com'ella vedesse tanti e così spaventosi vuoti là, dove alcuni mesi prima tutto le pareva giusto, appropriato, ben messo.
Eppure, ella trovava modo di fare spazio, bastante non solo per ciò che aveva comperato, ma anche per ciò che doveva comperare, e innanzi alle sue acrobatiche sovrapposizioni, s'entusiasmava vie più a cominciar da capo l'indomani.
Tutto questo m'annoiava d'una noia grigia e vasta; io voleva partire. Lidia mi pareva una bimba, ma la sua infantilità si prolungava oltre misura, e s'io non avessi avuta in fondo al cuore un'eco di quella tenerezza che ci aveva presi ambedue, al ritorno, nel riveder la nostra camera nuziale, sarei scattato d'improvviso.
In un giorno, dunque, pieno di sonnolenza larga e morbida, che attutiva anche il romor dei carri e delle carrozze, sotto la pioggia sferzante, noi eravamo usciti come di solito.
Poco prima, Lidia s'era messa alla scrivania per mandare una lettera a donna Teresa; ma dopo aver contemplata la carta colle cifre in carattere antico, ella m'aveva chiamato:
—Sergio!—
Dal tono di voce, era chiara una supplica.
—Sergio, non ti sembra che questa carta sia sovranamente funebre?
Quelle cifre in nero…. anche il formato?…