Laura, Gian Luigi, ed io, conoscevamo così profondamente i doveri ed i diritti di ciascun di noi, che non amavamo affrontarci, preferendo un fatto dubbio, larvato di convenienza, a una risposta secca e noiosa…. Certo, nel calendario d'amanti che la società affibbiava a Laura, il nome di Gian Luigi non era comparso; ma questo provava ben poco, perchè non era comparso neppure il mio….
Ora, Gian Luigi,—scettico, indifferente, fatuo o innamorato, che importava?—aveva d'un tratto raccolte le sue forze, aveva lavorato, aveva dato alla luce un volume, un grosso volume, a quanto si vedeva, che gli era costato almeno sei mesi de fatiche, i sei mesi del mio matrimonio.
L'avvenimento era così straordinario, ch'io giunsi a casa senz'aprir più bocca: salii le scale dietro Lidia, a testa bassa; mi ficcai nella poltrona, presso Lidia, in salotto, dimenticando di guardar nel mio studio se fosse arrivata la posta; e rimasi in quell'attitudine, colle braccia incrociate, a pensare.
—Ah questa sì, va bene!—esclamò Lidia, sciogliendo l'involto della carta da lettera.
Si mise innanzi allo scrittoio, dispose i fogli, prese la penna, mi si rivolse:
—Che cosa debbo scrivere a mamma?—
E il libro di Gian Luigi—mi domandavo—quale esito aveva avuto? Un buon esito, certamente, perchè Gian Luigi doveva aver gusto, l'istinto della misura, che non s'insegna….
—Sergio!—chiamò Lidia, sorpresa.—Non hai udito: come debbo scrivere a mamma?—
—Mandale i miei saluti,—risposi;—annunciale la nostra partenza….
—La nostra partenza!—ripetè Lidia con un sospiro.—Per quando, per dove?