Lidia si fermò di botto; poi mi si avvicinò.
—Perchè dici questo?—ella chiese con voce calma.
—Perchè credo sia il tuo desiderio….
—Ah, no, no! Non è per questo che parli in tal modo, Sergio; io ti conosco, ormai.—
Le parole furono dette quasi con benevolenza. La donna si passò una mano sulla fronte, perchè dovevan presentarsele più argomenti d'eguale importanza, che voleva tutti enunciare, in bell'ordine; e all'uopo, sedette di nuovo innanzi alla scrivania, donde mi riusciva quasi di faccia.
Ma mi alzai io dalla poltrona.
—Ebbene,—dissi un po' seccato.—Non si parte, perchè partire o rimanere è affatto indifferente, come tutto il resto.—
E mi diressi, verso l'uscita, e raggiuntala senz'opposizione da parte di Lidia, mi ritirai nel mio studio.
VIII.
Mi occupai sùbito a stabilire la gravità di quanto avveniva e a capire il significato d'una recrudescenza di sogni che supponevo decisamente snebbiati dal mio animo e invece eran ricomparsi cogliendo la prima occasione favorevole.