Gettai il libro di Gian Luigi, d'un tratto; mi levai, mi diressi all'uscio che metteva nel salotto: volevo pregar la donna di non più tormentarmi…. Di non più tormentarmi? Ella m'avrebbe giudicato pazzo; che tormento mi dava?…
Restai così un attimo innanzi all'uscio, studiando la frase meno incomprensibile; e non trovandola, e temendo di veder per davvero le lagrime supposte di Lidia, ritornai alla poltrona, ma l'oscurità era ormai densa nella camera, e non interrotta se non dallo spiraglio di luce che appariva alla bocca della stufa.
Come le sei suonavano all'orologio della chiesa vicina, mi recai nel tinello, ove rimasi stupito vedendo preparata la tavola con una sola posata.
Geltrude—la cameriera che aveva lasciati i signori Folengo per passare al nostro servizio—accendeva il candelabro a gas, nel mezzo del soffitto; e allo stropiccìo de' miei passi si volse, dicendomi:
—La signora è indisposta e prega il signore a voler pranzare da solo.—
Credo che così male io non abbia pranzato mai, in tutta la mia vita. Un'ira sorda m'aveva preso contro Lidia e la sua indisposizione pretestata; il far partecipe la servitù di quanto avveniva tra noi, mi pareva l'atto più stupidamente borghese che Lidia potesse commettere, e rivestiva a' miei occhi un carattere d'ostilità assoluta poichè la donna conosceva benissimo le mie opinioni in proposito.
Neppure un istante mi balenò alla mente il pensiero ch'ella avesse sperato in una mia sollecitudine per il suo malessere, in una mia comparsa nella camera da letto ov'ella rimaneva.
A Geltrude non chiesi spiegazioni; pranzai male, ma pranzai, col giornale spiegato innanzi a me; poscia accesi un sigaro e mi accomodai sul divano a fianco del caminetto, studiando con enorme attenzione i ricami della fiamma sulle legna.
Verso le nove, uscii di casa; io non m'accorgeva d'agire non per volontà mia, ma per fare meccanicamente ciò che avevo visto fare agli altri in simili casi: gli altri si divertivano o cercavano divertirsi; io entrai al teatro Dal Verme, ove un Circo equestre attirava folla discreta.
Nell'atrio scansai tre o quattro conoscenze: un marito con seimila lire di rendita, nient'affatto sorpreso che la moglie ne spendesse diecimila per la casa; un vedovo in procinto di sposare sua cognata, quantunque la sapesse, come la sorella, già condannata per etica dai medici; uno scapolo, che manteneva una ragazza della quale si vergognava e per la quale ostentava la massima indifferenza; ed altri, che mi riuscivano stranamente antipatici a un tratto, mentre m'erano appena indifferenti per lo passato.