Per una crudele ventura, quello sboccio di desolanti sensazioni combinò col folleggiar del carnevale, che un gruppo di volonterosi aveva tentato richiamare alla gaiezza antica; e in tutta la mia vita non trovo memoria d'allegria più funebre, di spigliatezza più voluta, d'ipocrisia più sconfortevole che quelle dominanti allora per le vie e le piazze di Milano.
Sotto i nostri balconi, sul Corso Venezia, passavano i carri stranamente mascherati da una fantasia stanca, talvolta dolorosa nelle sue allusioni; e carrozze piene d'ubbriachi, e musiche di straziante festività, e una folla muta, ostile, che non amava i coriandoli e s'atteggiava a compassione dei falsi gaudenti. Dopo il passaggio d'un carro mascherato, l'odore acre del gesso rimaneva, e della polvere; arrivavan sui nostri balconi palate di coriandoli, nembi di confetti, attràttivi dalla presenza di Lidia e d'altre signore; due volte, una mano di cavalieri eleganti lanciò una colluvie di fiori, e furon, sul balcone, braccia levate in alto ad afferrarli, risa discrete per il vano tentativo. Le donne sole, con quell'inscienza che han del bambino, poteron forse divertirsi.
Lidia, il viso riparato da sottile e forte veletto e il corpo da un abito chiuso e bianco, pareva agire per febbre; intorno a lei, i sacchi di coriandoli si vuotavan magicamente; il suo braccio, fragile e vigoroso, lanciava quel gesso con maestria sulla folla stupida, contro i carri che la mala sorte obbligava a fermarsi.
Le amiche, pure in abiti bianchi e difesa la faccia, imitavan Lidia, animandosi, impazientendosi delle lacune fra l'un carro e l'altro. Verso le cinque, i coriandoli arrivavan per entro le finestre, ingolfandosi nelle camere con violenza; alcune signore dovettero cedere il posto.
Lidia resisteva; irriconoscibile, tanto era soffusa di polvere. Io, dietro di lei, passandole, sul morir del giorno, i fiori dopo i coriandoli, l'osservava con inesplicabile tristezza; ella gettava i fiori febbrilmente, con un sorriso rigido sulle labbra.
A un tratto, mi porse ancora le mani, senza guardarmi, perchè vi mettessi altri fiori, e indugiando io, Lidia si rivolse, vide i sacchi e le ceste vuote:
—Finito!—ella esclamò, scrutandomi negli occhi.
—Finito!—risposi.
Sorridemmo ambedue; ma la parola aveva un senso largo d'angoscia.
Non v'erano tra noi se non queste allusioni; perchè così fresco era il ricordo di gaudî e di sogni, che l'aria ne pareva piena e ospite la casa; quella casa la quale, nel medesimo tempo, vicino ai ricordi conservava tutta la storia delle modificazioni sopravvenute a sfatare i gaudî e a corrompere i sogni.