Il carnevale, nonostante numerosi inviti a feste, era scorso per noi monotono. Lidia si schermiva con ostinazione dal prender parte a divertimenti serali; aveva ricevute più visite della sarta, la signora alta e magra col neo posticcio, la quale sperava di ottener molte commissioni, di ripetere il periodo felice dei capolavori di seta e di raso; ma neppur la dialettica della sarta era riuscita a smuover Lidia dal suo proposito, sebbene i tentatori giornali di mode le presentassero dei figurini superbi, che chiamavano un breve lampo negli occhi di lei.
Continuavano i martedì; qualche pranzo agli intimi, donna Teresa e Pietro; qualche sera al teatro; e nella settimana grassa, Lidia aveva voluto gettare i coriandoli forse per soddisfare ad un desiderio delle amiche meglio che ad uno proprio.
Ciò era riuscito strano e molesto a Pietro Folengo.
—Ma, figlia mia,—egli diceva,—questo non si usa. Due sposi novelli devon farsi vedere, devon prendere viva parte ai trattenimenti della stagione.
—Perchè?—domandava Lidia.
—Perchè questo si usa, perchè tutto il mondo ha sempre fatto così….—
Lidia aveva allora il suo piccolo riso di sprezzo, che importunava Pietro; le ragioni addotte eran per costui insuperabili; non gli pareva umana cosa il sottrarsi a ciò che si usa, a ciò che il mondo ha sempre fatto; mentre Lidia, assai più moderna, si rideva bellamente degli usi e costumi che non le quadravano.
Veniva poi donna Teresa, la quale illuminava il proprio tramonto di tutti i belletti e di tutte le pomate cognite in Europa e fuori; e si stringeva vie più nel busto, e studiava metodi arguti per distruggere l'adipe senile. I suoi consigli erano sospirosi.
—Se fossi io al tuo posto, cara Lidia, con quei tuoi vent'anni! Perchè non vai al ballo di casa Cortalancia? Ma è possibile che non ti sorrida un gran trionfo? Non c'è nessuna delle tue amiche, elegante e bella come te; hai qualche dispiacere?—
Lidia scoteva il capo, e da quelle insistenze usciva sempre più testarda a vivere fra le quattro pareti di casa.