La vista di donne scollate, ingemmate, ostentatrici di bellezze che avevano un padrone e ne cercavano un altro, mi atterrì con questa scoperta: io aveva bisogno d'una di quelle donne; d'una qualunque, purchè non fosse Lidia, non le somigliasse in nulla; avevo bisogno d'una donna della quale ignorassi e il sorriso e la voce e il corpo. Finalmente, alla presenza di femmine nuove l'angoscia che mi circolava da un pezzo nelle vene come una malattia, scoppiò e prese il suo vero aspetto: io m'irritava di Lidia non perchè rappresentasse la legge o il principio o la tradizione; ma perchè io la sapeva tutta, dal gesto insignificante all'ultimo anelito. Mai la poligamia mi parve più saggia cosa e più sana che allora.
Conscio di simile rivelazione e messomi in avviso, provai ad avvicinar quelle signore e ad analizzare il senso ispiratomi; notai che le brune mi piacevan meglio, e le audaci e le esperte; quelle, infine, le quali eran tutto l'opposto fisico e morale di Lidia; notai pure che, sull'istante, avrei commessa una follia per conquistarne una, e al domani poco mi sarebbe importato di non più vederla e di saperla morta.
Era la grave, dolorosa necessità di cambiare, che m'invadeva con forma così assorbente e mi disponeva l'animo a una passione per la prima venuta; io trovava nel mio stato il perchè di certi adulterî che m'eran parsi altre volte decisamente inesplicabili.
Uscii da quel ballo uno degli ultimi, conservando ancora in tutta la persona un residuo di profumo avvelenatore, e nel cervello vivissima l'impressione dei corpi femminili ignorati.
Albeggiava lividamente e faceva un terribile freddo.
Non avevo bisogno di guardarmi intorno per sapere come agissero gli uomini che avevano avuta la mia rivelazione, tosto o tardi. Alcuni si mettevano le mani nei capelli, si torcevano il cuore, e tradivano; altri dubitavano sulla scelta, la determinavano con pertinacia, e tradivano; molti non dubitavan punto, si fermavano alla cameriera, e tradivano. Io era fratello di tutti costoro, in quella notte; ma non sarei stato loro fratello nella conclusione.
Io avrei mantenute le promesse fino all'ultima, avrei compiuto il mio dovere fino allo strazio; perchè volevo altrettanto ed esigevo fino allo strazio i miei diritti.
Ma dunque, se il bisogno di cambiare era assoluto, anche Lidia soffriva le torture cui ero in preda? Ecco perchè non aveva voluto ella recarsi alle feste; a me era stata necessaria la prova; a lei era bastato l'istinto, il fiuto inestimabile della donna—per sentire il pericolo.
Rientrato in casa, un barlume di luce proveniente dalla mia camera, m'inquietò, credendo avessi dimenticata accesa la lucerna o i bracci dell'armadio, fin dalla sera prima; apersi la porta, e mi fermai sulla soglia d'un tratto.
Lidia era là, addormentata, vinta dalla stanchezza; s'era seduta in una poltrona, reclinando la testa sui guanciali, e come io aveva quel mattino una curiosa tendenza a ricostruire sensazioni e fatti, riuscii a indovinare quant'era avvenuto. Lidia, assai probabilmente, aveva tentato di coricarsi e di dormire; poi, non potendo reggere al bisogno di dirmi le cose interessanti che la sera prima aveva dovuto tacere per la presenza del domestico,—s'era avvolta nell'accappatoio ed era venuta nella mia camera.