Notavo con dolore che le nostre voci si udivano squillanti nella calma del mattino.
—Ti prego di moderarti,—osservai.—Tutto si può dire con pacatezza.
—Voglio ch'Ella mi risponda,—fece Lidia.—Voglio mi dia ragione della sua condotta.—
Lidia, usando quel tono freddo e straniero sapeva d'irritarmi quanto le era possibile; perciò scattai:
—Non ho ragioni a dare; non le darei, nemmeno se la mia condotta fosse meno onesta di quel che è!—
Lanciata la frase, non mi restò che pentirmene allorchè Lidia piegò quasi sotto un gran colpo e cadde di nuovo nella poltrona. Vi fu un lampo d'intervallo; quindi sentii i singhiozzi della donna, e la vidi nascondere il viso tra le mani.
—Ah, è troppo!—ella diceva a frasi rotte.—Non l'ho meritato! Io fuggirò da questa casa.
—Via,—feci appressandomi e mettendo una mano sulla spalla di Lidia.—Ti ripeto che non avrei supposta simile interpretazione d'un fatto innocentissimo. Sono andato dai Caccianimico, perchè tu avevi promesso di andarvi, e mi doleva mancare verso un buon amico qual'è Ettore per me. Una volta là, non ho potuto non trattenermi fin tardi.—
In quell'istante, mentr'ero curvo su di Lidia e le mie labbra toccavan quasi la ricca massa de' suoi capelli,—mi passò innanzi agli occhi rapidissima una visione informe e tronca di quelle donne che avevo incontrate al ballo; parevano riunite in gruppo e perciò non riuscivo a distinguer l'una dall'altra, ma vedevo capelli bruni, occhi neri, busti scollati e ritti; serrai le palpebre e la visione passò.
—Non sa dunque Ella,—rispose Lidia, guardandomi colle pupille improvvisamente asciutte,—non sa dunque Ella che talvolta basta una parola gentile a persuadere una donna? Se m'avesse detto che Lei desiderava recarsi da quei signori, non avrei pensato a fare un'obiezione. Ma Lei ha voluto prendersi giuoco di me, andandosene d'un tratto, senz'avvisarmi, schernendomi perfino col dire che avrebbe mandato Andrea più tardi a portare il mio viglietto.—