Parlavano di letteratura.

—Il suo romanzo mi ha veramente entusiasmata,—diceva Lidia a Gian Luigi.—Tutto vi è nuovo; dal titolo al pensiero che vi domina fino alla chiusa. L'ho letto due volte.—

Io non sapeva fin allora quale dovesse essere la vendetta che Lidia mi aveva minacciata; ma ero stato tranquillo, pensando che forse non la sapeva nemmen lei. Avevo osservato semplicemente, da quella notte di sabato al martedì, una durezza insolita nelle parole della donna, qualche sarcasmo su tutto quanto la circondava, e sebbene io non fossi personalmente attaccato, indovinavo che il sarcasmo e la durezza eran per me e non avrebbero tardato a trovare il loro indirizzo preciso.

Nel veder Lidia così cortese verso Gian Luigi, mi si delineo alla mente, chiara ed innegabile, l'essenza della vendetta promessa; e ne sorrisi, trovando ch'era un po' vecchia. Lidia si riprometteva d'eccitar la mia gelosia, come aveva imparato assistendo alle commedie d'antico repertorio; non le negavo la capacità a fingere la sua parte con maravigliosa intuizione; bensì, negavo a' suoi sforzi l'esito ch'ella ne sperava.

Io non sarei stato geloso di simpatie volute; ella, dopo la sua rappresentazione, avrebbe semplicemente ottenuto di allontanarmi da lei, e di farsi considerare piuttosto volgaruccia nelle sue trovate.

—Ho scritto come dettava dentro,—rispose Gian Luigi.

—Secondo il sistema di Dante Alighieri,—notai, sorridendo.—È ancora discreto. Io non ho letto il tuo romanzo, perchè sono….—

Stavo per dire: occupatissimo, il che avrebbe servito a confermar la definizione di marito esemplare; ma mi corressi a tempo, e continuai:

—Perchè sono un po' impaurito da quel tremendo titolo: Il lastrico dell'Inferno! Ci ho pensato, e mi è parso conveniente sentir prima le impressioni di mia moglie.

Mi accorgevo d'aver detto un mucchio di sciocchezze, secondo la fatalità di chi sbaglia dal principio; e non mi restava che sperare in un aiuto di Lidia. L'aiuto venne così: