—Tua moglie,—disse Lidia con quell'ombra di sarcasmo che rimaneva tra me e lei,—tua moglie ti ha consigliato più volte a leggere quel bellissimo romanzo. È tutto imperniato sull'adagio: di buone intenzioni è lastricato l'inferno; e pieno di sapore filosofico.—

Lidia non m'aveva mai parlato di quel libro; non solo; io ignorava perfino lo avesse letto.

Ella non poteva quindi mentire con maggiore impudenza e con fine più crudele; fui preso da una terribile vertigine di smascherarla, ma non soccorrendomi sùbito una frase elegante e velenosa, che rimanesse tra me e lei come il suo sarcasmo, trovai miglior partito rispondere a Gian Luigi:

—Un'idea curiosa e originale, davvero! Di buone intenzioni è lastricato l'inferno! Certo, se ne può fare un poema d'angoscia o un capolavoro di satira….

—È l'una e l'altra cosa,—disse freddamente Lidia, colla tranquillità delle donne che non han mai capito nulla.

Gian Luigi fece un gesto, sorridendo, quasi a declinar l'elogio smisurato.

—Mi son guardato intorno, ho cercato di dire la verità; ed ecco tutto!—egli concluse modestamente.

—Ed ora, sta preparando qualche cosa di nuovo?—domandò la bruna, seduta presso il caminetto.

—No: sono piombato nell'ozio più vergognoso,—disse Gian Luigi volgendosi verso di lei.

Non so come, respirai di piacere. Gian Luigi oziava; ciò me lo rendeva simpatico.