—Un broncio? Ma non siamo stati mai di migliore accordo!—io risposi.

—Mai, proprio mai!—confermò Lidia, terminando con attenzione la curva d'un geroglifico.

Pietro s'accarezzò i favoriti, come quando stava per dire qualche bella cosa.

—Trovate il modo d'intendervi su questi niente così disastrosi,—egli consigliò.—A' miei tempi non s'usavano!—

Quindi passò a raccontar di nuove instanze che la Casa commerciale di
Cairo gli faceva, obbligandolo a prendere una decisione.

—Quando entreresti in carica?—domandò Lidia.

—Fino al prossimo anno non se ne parla, rispose Pietro,—ma capisci —che una volta data una promessa, il tempo non conta, e un uomo serio —deve mantener la parola.—

Io non feci alcuna osservazione, credendo aver bastantemente criticato quel disegno assurdo di lasciar l'Italia e di correr venture a cinquantasei anni, pel solo ùzzolo della novità; anche Lidia tacque.

Nell'appressarmi alla finestra, levate le mense e restando Pietro e Lidia innanzi alla tavola,—lo spettacolo della sera, già assai dolce e limpida, m'istigò un vivo desiderio d'uscire e veder gente.

Le carrozze passavan numerose, coi lucidi fanali proiettanti, nell'amplissima via; correvano a trasportar uomini e donne al piacere e alla soddisfazione di mille vanità, cui avevo imparato a irridere senz'esser convinto del loro nulla. Mi scoprivo d'un tratto ancor troppo giovane per rinunciarvi e, in fondo, l'innocenza di quei godimenti mondani, creati per vedere un poco e per esser molto veduti,—mi sembrava il loro più bello elogio; non s'era mai sentito dire che, all'uscir da una festa o da un teatro, le signore avessero abbandonato il marito per cader fra le braccia degli ammiratori; bensì, ai teatri e alle feste, si tessevano le fila prime degli inganni: ma se le feste e i teatri non fossero stati, gl'inganni non si sarebbero tessuti egualmente? L'indole è tutto.