Prese un grosso libro di sulla scrivania, lo levò in alto, lo lasciò ricadere, perchè il tonfo sottolineasse con terribilità il nome della città di perdizione.
A Parigi, il conte Fabiano, in un anno o due di soggiorno, aveva dato un forte tracollo al suo patrimonio. Ne tornava per trovar danaro e forse per riprendere le vecchie liti con la famiglia. Viveva nel frattempo in campagna, come vive il lupo nella caverna fin che gli ricresca il pelo; ma non ci sarebbe rimasto molto, fortunatamente; la campagna è noiosa per uomini di tal fatta.
Era bene che Nicoletta sapesse tutto ciò. La villa del conte confinava con la villa Dossena; i due giardini guardavano la strada e avevano in comune il tratto di spiaggia e di lago che si stendeva loro innanzi.
Ora, Nicoletta doveva essere prudente; perchè il cavalier Maurizio e la moglie non desideravano punto di conoscere quel personaggio. Occorreva dunque evitarlo, e quando fosse stato necessario, anche rinunziare alle passeggiate sulla spiaggia.
Nicoletta vestita di bianco, un gran cappello di paglia ornato di papaveri sulla chioma nera a riflessi azzurrini, ascoltò la discorsa di suo padre freddamente.
C'era da tempo, da due anni almeno, un malinteso tra il padre e la figlia.
La fanciulla aveva sognato un giorno, ancor bambina, di darsi all'arte; il palcoscenico l'attraeva; s'era messa a studiare, prima di nascosto, poi palesemente, per essere attrice. Ma quando aveva affacciato quel suo desiderio, era avvenuta una scena in casa.
Il padre non sapeva capacitarsi che Nicoletta bella, pura, intelligente, chiamata alla felicità, poichè un giorno avrebbe potuto disporre di centomila lire di rendita, sognasse un sogno così stravagante. La madre se n'era accorata, scusando la figlia con l'ignoranza del mondo, ma guardandola da quel momento con occhi inquieti, come si guarda una persona dai gesti e dagli atti poco rassicuranti.
Il teatro! La folla! I pericoli del palcoscenico! La intimità con gli uomini! L'arte di rappresentar le passioni più colpevoli!…
—Basti il dire,—osservò il cavalier Maurizio,—che l'Alfieri ha osato scrivere Mirra pel palcoscenico. E sapete chi era Mirra?