Nè la moglie nè la figlia, innanzi alle quali Maurizio esalava il sentimento della sua indignazione, sapevano chi fosse Mirra; ma la moglie Carlotta alzò le mani e gli occhi al cielo, scandalizzata; e Nicoletta alzò le spalle, tranquillamente.

—Mirra!—andava ripetendo il cavaliere Maurizio.—Mia figlia dovrebbe un giorno rappresentare la scellerata donna con tutte le astuzie che assicurano gli applausi. Mirra!

—Ma che Mirra!—esclamò Nicoletta, arrischiando.—Son cose che si scrivono, ma che non si rappresentano.

—Se ne rappresentano di peggio!—incalzò la signora Carlotta, la quale non sapeva che di là dalla passione di Mirra non s'era inventato ancor nulla.

—E insomma,—concluse Maurizio risolutamente—fin che tua madre è viva, fin che tuo padre è vivo, il palcoscenico no!

Levò la mano destra chiusa a pugno, e ripetè la frase che gli pareva sintetica:

—Il palcoscenico no!

Per due anni dai sedici ai diciotto, Nicoletta si provò a lottare; vano sforzo contro volontà strapotenti che la fiaccavano, perchè la fanciulla si sentiva sola di fronte a tutta la famiglia, a tutti i parenti i più lontani, a tutte le conoscenze e le amicizie di casa.

La signora Carlotta portava intorno la passione di sua figlia per il palcoscenico come un mendicante porta in giro il suo moncherino, per ispirar pietà e ribrezzo; e si faceva compiangere largamente e suscitava la simpatia che si riserba alle grandi sventure. Il padre ne parlava come un giuocatore di Borsa parla della guerra imminente che gli farà perdere una fortuna. I parenti non ne menavan rumore, ma ne discorrevano senza posa, sottovoce, come d'un mal di famiglia o d'una piaga nascosta.

Nicoletta sentiva d'essere malamente amata; non già perchè si contrastava il suo desiderio, ma pel modo chiassoso e villano con cui si contrastava, ma perchè pesava sulle sue fragili spalle una riprovazione, palese o tacita, sproporzionata alla causa, ma perchè si ribellava, s'offendeva della figura che volevan formarle: la figura d'una ribelle sconsigliata, d'una piccola sciocca vanitosa, d'una ingrata senza cervello.