S'ostinò per due anni a dire: «Il palcoscenico sì» mentre suo padre urlava: «Il palcoscenico no!».

Ma intanto Nicoletta si guardava intorno, apriva gli occhi, sentiva il peso di quelle parentele borghesi che vivono tra il danaro e il fasto, pel danaro e pel fasto; che costruiscon palazzi in modo che si capisca che costano molto; che ogni cosa fanno per gli spettatori con una ostentazione cocciuta di ricchezza e di potere; che sono larghe e liberali fino all'insolenza davanti alla platea, e grette e timide e ingenerose non appena cala il sipario. La fanciulla ne ebbe un grande accoramento; non v'era a sperar nulla di nuovo; anche la sorte di lei era segnata dalla nascita; e si piegò con amarezza: non parlò più d'arte e di palcoscenico; era vecchia, a diciott'anni le grandi attrici hanno già quasi un nome; ella sarebbe giunta in ritardo, quand'anche fosse avvenuta per miracolo la conversione di suo padre e di tutto il parentado.

Ma il lungo periodo di contrasti e di dispute, l'abitudine a osservare la famiglia come un manipolo d'avversarii spietati, la differenza scoperta tra la mentalità di quelli e la sua, le lasciarono un solco nell'anima.

Colei che doveva essere la grande artista, oscillante come una fiamma nell'aria, si chiuse in sè stessa; desiderava qualche cosa ch'ella stessa non avrebbe potuto dire, ma che doveva farle una vita a parte, una qualunque cosa meno cognita, meno sicura, meno tradizionale, meno crassa della placida sorte riserbata a una signorina borghese e ricca.

Sembrava gelida, e ardeva.

Le avevan messo accosto da qualche tempo il giovane Duccio Massenti, trovato al ballo d'una famiglia amica.

Aveva ventisei anni, possedeva una discreta fortuna, portava il titolo di conte. Non era nè brutto, nè bello; di figura media, coi capelli chiari, gli occhi castani, il mento ornato da una piccola barba a punta, mancava d'una espressione decisa e significante; ma era gentile e compito.

Nicoletta capì; e di tutti i giovani che le stavano intorno, il conte
Duccio fu immediatamente il meno gradito alla fanciulla.

Egli rappresentava agli occhi di lei la soluzione cognita, sicura, tradizionale e crassa della placida vita d'una signorina borghese: aveva in più, al confronto d'altri uomini incaricati di risolvere la vita d'altre signorine borghesi, il titolo di conte; il quale piaceva molto al cavaliere Maurizio, faceva diventar lustri gli occhi della signora Carlotta, ma non aveva eccitato la fantasia della fanciulla.

Dopo pochi mesi di conoscenza, Nicoletta lo rimproverò un giorno, perchè egli aveva osato scegliere la sua campagna in vicinanza della villa Dossena.