E precedendo la fanciulla, la fece entrare nel salotto a pian terreno, i cui mobili eran coperti di tela giallina, e le pareti di tappezzeria chiara a righe grigie, sul gusto inglese.

La governante era una donna di circa cinquant'anni, alta e robusta, con occhi cilestri; portava in testa una cuffia nera orlata di bianco, e sulla veste scura un candido grembiale.

Ella restò in piedi mentre Nicla sedeva sopra un divano.

—Volevo avere notizie,—disse la fanciulla,—di Brunello.

—Me lo imagino. Oh quanto ho udito parlare di lei, signorina!
Brunello non parlava d'altri, lei era il suo Dio.

—Sì, un dio,—esclamò Nicla involontariamente,—che non può nulla.

—Il signor conte è partito stamane, all'alba, coi cavalli,—raccontò la governante.—È stata un'idea bizzarra, così, venutagli d'improvviso, come tante altre. Il signor conte ne aveva di curiose ogni giorno; era un carattere difficile. Iersera ci ha licenziati, Antonietta la cuoca, Carlo il domestico, e me. Io sono rimasta per far la consegna della casa, e potrei rimanerci anche un mese, perchè il signor conte ha pagato fino a tutto il mese venturo. Carlo non ha mancato di far osservare al signor conte che poteva partire stamane alle undici, con un treno che è comodo. Ma egli s'è infuriato: voleva partire subito; mandò a noleggiare da Vico Malerba una carrozza a due cavalli, e la carrozza è venuta a prenderlo verso le quattro del mattino. Sono partiti così, e non erano a cinquanta metri dalla casa, che è scoppiato il temporale…. Vergine santissima, che tempesta! acqua e grandine e vento! Nessuno di noi si è coricato; pensavamo tutti al signor conte e a Brunello. Li aspettavamo di ritorno da un momento all'altro…. Ma sì; neanche i fulmini lo trattengono il signor conte quando s'è messo in capo un'idea; e non sono tornati.

—Ma dove andavano?—chiese Nicla ansiosamente.

—Chi sa? A prendere la ferrovia più giù, alla quarta o alla quinta stazione. Il signor conte va a trovar la sua famiglia, per affari.

—E Brunello?