Il conte Fabiano non si dissimulava che la lotta sarebbe stata dura, perchè la madre e i fratelli non trattavan più con lui se non per il notaio Clemente Alemanni, amministratore della sostanza; e Fabiano sospettava che l'Alemanni s'ingegnasse da tempo a fargli più avversi i fratelli e la madre.
Quanto all'Alemanni, egli conosceva bene il conte, perchè da giovanetto, in seguito a una disputa per affari. Fabiano lo aveva inseguito con la rivoltella in pugno, obbligandolo a ricoverarsi in una soffitta.
Viaggiarono l'intero giorno, parte in vettura, parte in ferrovia.
Quando fu per congedarsi, Vico Malerba rivolse un saluto a Brunello:
—Stai bene, eh, piccolo?—disse familiarmente.—Spero che ci rivedremo, e tornerai dalla signorina Nicoletta.
Bruno afferrò la mano scarna del vetturale e sorrise.
—È molto lontana?—dimandò.
—Sì, laggiù, dietro i monti; ma con la ferrovia si fa più presto!—rispose Vico.
Nicla laggiù dietro i monti! Non sì poteva nemmeno udir la sua voce!
—Le dirai che io torno?—riprese il fanciullo.—Le dirai che io sono qui per gli affari del papà, adesso; ma poi torno; e che mi aspetti.