—Oh, caro Alemanni!—esclamò sarcasticamente alla vista del notaio.—Siamo alle solite. Io chiedo di parlare con mia madre e coi miei fratelli, e mia madre e i miei fratelli mi spediscono un impiegato con pieni poteri. Sono le corbellerie, per non dire le sconvenienze, della mia amabile famiglia.

Il dottor Alemanni s'inchinò profondamente, mentre Fabiano seduto lo squadrava con occhio freddo.

—Sua Signoria la contessa e le Loro Signorie i conti Francesco, Guido e Giovanni….

—Lasciamo stare l'araldica,—interruppe Fabiano.

—…. mi mandano da Vostra Signoria per sentire i suoi desiderii,—continuò l'Alemanni imperturbabile.

—A sentire i miei desiderii?—ripetè Fabiano.—Soltanto per questo l'hanno mandata qui? Caro Alemanni, lasciamo da banda gli scherzi. Io ho bisogno di danaro, subito, oggi stesso, o sono perduto.

—Sua Signoria la contessa mi ha incaricato di presentare al signor conte l'espressione di un vivo rammarico,—disse il notaio.

—Oh bravo!—esclamò Fabiano ridendo.—Dacchè ho l'età della ragione, mia madre non ha mai altro espresso che vivo rammarico… Sentiamo anche questo….

—Sua Signoria….

—Lasci andare, per carità!—interruppe Fabiano.—Ciò prolunga la conversazione, che vorrei fosse breve. Dica «il conte», «la contessa», e tiriamo via!