—Come si vede,—esclamò,—che il signor conte Francesco Traldi di San Pietro mio illustrissimo fratello, è un idiota!… Venire a una transazione!… Ma quel mio creditore è il più feroce, il più avido strozzino di Milano; e son dovuto scappare (scappare, capisce?) dalla mia villeggiatura sul lago, perchè non mi mettesse a soqquadro il paese e non mi facesse qualche scenata per la strada!

Tacque un istante, poi soggiunse:

—Telegraferò oggi stesso a quella canaglia perchè presenti l'effetto al conte Francesco. Andiamo avanti. Che c'è ancora?

—Il signor conte Francesco la prega di rammentare che questa è l'ultima, assolutamente l'ultima volta che la famiglia interviene in suo favore; da ora in poi sarà sorda a ogni considerazione, e lascerà che i creditori facciano tutti i passi consentiti dalla legge.

—Sta bene. Ma pagate le dodicimila lire, io rimango senza un centesimo. A questo la mia famiglia non ha pensato?

—Ella sa, signor conte,—disse l'Alemanni con un sorriso,—che la sua sostanza è stata interamente liquidata. Esiste ancora il fondo della Tralda, che frutta dalle sei alle ottomila lire l'anno, ma appartiene al piccolo conte Bruno, il quale potrà disporne il giorno della sua maggiore età. Le rendite sono ora versate a lei, signor conte, per il mantenimento e l'educazione del bambino. Non c'è dunque più nulla…. Tuttavia….

—Tuttavia?—interrogò Fabiano ansiosamente.

—Tuttavia la sua famiglia è disposta ad aiutarla, assegnandole una rendita pari a quella che riscuote ora per il mantenimento del piccolo conte Bruno.

—Ottomila? Quanto basta per non morir di fame….—osservò Fabiano.

—Diciamo ottomila,—ripetè il dottor Alemanni.—Ma ad una condizione….