—Le hai scritto con molte parole?—chiese stupito e contento.
—Ma già, con molte parole,—rispose Fabiano, sedendo e riprendendo
Brunello tra i ginocchi.—E le ho mandato i tuoi saluti.
—Le voglio scrivere anch'io,—annunziò Bruno.—Tu mi correggerai. E le hai detto che deve aspettarmi, perchè io tornerò presto a trovarla, e mi canterà la poesia?
—Oh, oh, questo poi!—esclamò Fabiano scandalizzato.—Il papà non è mica fatto per combinarvi gli appuntamenti!…
XIII.
Nicoletta Dossena stava ancora coricata nella sua graziosa camera che guardava il lago, allorchè la cameriera le recò la posta.
La fanciulla era stanca e scorata.
Il vetturale interrogato da lei il giorno innanzi non le aveva nulla taciuto: il viaggio sotto il furioso uragano, la tappa all'osteria dopo tre chilometri, la ripresa allorchè Bruno non era ancora ben rimesso.
Aveva aggiunto che il bambino s'era sentito molto male ed era molto debole quando era salito in treno; e che il signor conte recava con sè tanta roba nei bauli e nelle valigie da far presumere che non avesse alcuna intenzione di ritornare.
Queste notizie avevano tolto ogni speranza a Nicla.