Nicla giudicò che si poteva leggere più tardi la narrazione d'altre consimili avventure, e aperse la terza lettera, dalla calligrafia aggrovigliata e rigida.

Guardò la firma: F. Traldi. E spalancò gli occhi.

La lettera diceva:

«Gentile signorina.

«Partito improvvisamente, mi è stato impossibile compiere il più gradito dei doveri, e ringraziarla di nuovo dell'affetto e della protezione che ha prodigato al mio Brunello. Trovi qui l'espressione della più viva mia gratitudine. Bruno sta bene. Mentre Le scrivo, dorme a pugni stretti, e sogna forse i bei giorni della vita lontana. Noi ci fermeremo qui ancora per poco, ma Bruno non mancherà di darle sue notizie. Accolga, gentile signorina, i sinceri augurii e gli ossequii rispettosi di

«F. TRALDI.»

—Dove va? Dove va? Dove me lo trascina?—esclamò Nicla ad alta voce in un impeto di dolore iroso.—Questo fanciullo mi dà troppi pensieri. È ridicolo soffrire tanto per il figlio degli altri, e val meglio lasciarlo alla sua sorte.

Fece il viso oscuro e risoluto, sapendo benissimo che giuocava a mentire con sè stessa; e udendo che la cameriera chiedeva di entrare, lasciò le lettere delle due amiche sulla coltre leggera, e nascose l'altra sotto il guanciale.

—La signora,—disse la cameriera,—prega la signorina di non far tardi, perchè a mezzogiorno sono attesi a villa Barbano.

Nicla sospirò.