Respirò: aveva riallacciato le fila interrotte dal destino avverso; ormai nessuno avrebbe potuto mai più spezzarle.
Tre quarti d'ora appresso andava a salutare sua madre che stava ancora innanzi allo specchio facendosi pettinare; e usciva poco di poi, accarezzando nella borsa che le pendeva dal braccio la lettera segreta.
—Bisogna confessare,—pensò,—che v'è un certo piacere a ingannare la gente. Non mi sono mai tanto divertita a impostare una lettera.
Costeggiando la riva, osservò che i barcaiuoli approntavano la lancia e issavano a poppa la bandiera bianca col serpentello vermiglio.
—No,—disse loro,—mettete la bandiera grande.
Quella sua bandiera aveva sventolato l'ultima volta per Bruno, a fianco della bandierina con l'asinello che il fanciullo andava guardando per intendere bene che c'era molta forza nei calci.
E Nicla voleva che non sventolasse più.
Entrata nell'ufficio della posta, comperò dieci francobolli, per l'avvenire. Poi, affrancata la lettera, la gettò nella buca.
Ma subito le traversò l'anima un'inquietudine.
Non era stato un errore scrivere a Bruno invece che a suo padre? Che cosa avrebbe questi potuto pensare? Si sarebbe offeso come d'una mancanza di riguardo, avrebbe creduto a una sciocca civetteria femminile?