La notizia che Nicoletta Dossena sposava Luigi Barbano, proprietario d'un vasto e fruttifero stabilimento per la fabbrica di saponi e per la distilleria di profumi, era attesa da tempo.
Si sapeva che il fidanzamento col conte Duccio Massenti era stato rotto, e la madre di Nicoletta era andata parlandone e rammaricandosene per lunghi mesi, prima in campagna, poi tra più numerosi amici in città.
Si diceva che la causa del matrimonio fallito era da ricercarsi nella diversità di carattere: seria e chiusa Nicoletta, leggero e vano il conte.
Altri dicevano che il conte aveva troppo manifestamente fatto comprendere che le centomila lire di rendita della fidanzata gli eran più care della fidanzata medesima, tanto che alla vigilia di chiederne la mano, il giovane conte era ancora stretto di strettissimo legame con una signora maritata, ed anzi viveva con lei in Isvizzera.
Donde la notizia fosse venuta, sarebbe stato difficile dire; forse da qualche imprudenza dello stesso Duccio; ma si sapeva; e si dava ragione a Nicoletta, la cui dignità ombrosa aveva saputo resistere tenacemente per interi mesi a suo padre, il quale voleva trattar l'indelicatezza di Duccio come una scappata giovanile.
Nicoletta aveva rifiutato bravamente il titolo di contessa, che avrebbe pagato troppo; e si attendeva ch'ella trovasse anche meglio di quel titolo, ricca, giovane, bellissima quale era.
Onde non fu senza qualche delusione che si apprese infine come Luigi
Barbano si fosse fidanzato con lei.
Luigi Barbano aveva già trent'anni e Nicoletta diciannove.
Era ricco, se si poteva dar nome di ricchezza a una sostanza proficuamente impiegata nelle industrie; e senza madre e senza padre, viveva con una zia di cinquantacinque anni, Amelia.
Ma lo chiamavano il saponaio, e le fanciulle da marito non parevano considerarlo degno di attenzione.