Nicla fu commossa dalle parole buone, offerte con semplicità, quasi con timore.

Non rispose, ma porse la mano a Luigi, per gratitudine.

Erano in fondo al giardino, innanzi a una statua di Diana cacciatrice, che risaltava bianca sul suo zoccolo nel verde sfondo dei platani.

E Luigi seguitò a parlar di Brunello, con tanta sicurezza di particolari, che Nicla ne fu sorpresa: sapeva tutto, le gite con la lancia, i piccoli viaggi alla Croda, le corse nei boschi, il motivo della partenza subitanea.

Si sarebbe creduto ch'egli non si fosse mai occupato, da lontano, che del fanciullo; o della fanciulla.

Luigi fece anche qualche osservazione discreta sulla fragilità di quella amicizia. Avrebbe mai potuto continuare? Il bambino sarebbe stato sempre un bambino?

—Oh sì, per me, sì!—esclamò Nicla.—Lo rivedessi fra vent'anni, sarebbe sempre Brunello!

—Lo credo!—affermò Luigi sinceramente. E s'avviarono verso la villa, soffermandosi a guardar le aiuole colorate di croco e di vermiglio, acutamente profumate.

Quando furono sulla soglia. Luigi domandò a mezza voce:

—Il conte Duccio ritornerà presto?