Ma la signora Carlotta s'era ingannata a proposito di sua figlia.

Nicla aveva capito benissimo che Gigi Barbano la amava; e il cuore di lui era così schietto e leale, che, senza amarlo, Nicla aveva finito per tenersi caro quel giovane in cui le altre fanciulle non vedevano l'uomo romantico.

Accoglieva molto volontieri le sue visite; spronava la mamma a non trascurare zia Amelia. E con Gigi parlava spesso di Bruno e gli faceva leggere le lettere di lui che giungevano con frequenza dalla Francia prima, poi dalla Germania, poi dal Belgio, e infine ancora dalla Francia.

—Ma veda come scrive benino!—diceva.—Segue tutti i miei consigli: si capisce che studia. Suo padre gli ha trovato finalmente maestri italiani; pare che suo padre si sia un po' calmato. Bruno vuole scrivere un romanzo: la storia delle colombe dell'imperatore. L'ha sempre avuta la manìa letteraria!

—Gli mandi i miei saluti, al romanziere!—disse Gigi una volta.

—Ma non la conosce!—osservò Nicla.

—Mi conoscerà!—rispose Gigi sicuro.

—Crede? Crede che ritorni?… Devo dirgli che gli vuol bene?

—Glielo dica: è vero. Non è come un suo fratello?

—E gli vorrebbe bene, se tornasse?