S'interruppe, guardando la fanciulla:

—Non vuole?—disse esitando.—Forse ho sbagliato?

—No, no!—rispose Nicla come trasognata.—È vero: potremo darci del tu!

Era l'uomo, che entrava con pieni diritti, bruscamente, nella sua vita. Ella non aveva dato del tu che a quel piccolo uomo di Brunello («Signorina, vieni ad aiutarmi?» «Come ti chiami?»), ed ora un giovane si rallegrava di poterla avvincere per sempre con quel tono d'intimità che preludeva oggi ad ogni altro possesso e lo avrebbe consacrato domani.

E per vincere la propria riluttanza, parlò ella medesima con suo padre, poco prima che Gigi Barbano tornasse; e gli annunziò che s'era fidanzata e che sperava di non trovare opposizioni.

Maurizio, il quale non s'era deciso a considerar perduta ogni speranza d'un matrimonio che coronasse il danaro con un blasone, strepitò. Nicla rimase imperterrita, aspettando che la raffica si calmasse.

—Potevi essere contessa! Contessa, dico, e di quelle che hanno un titolo serio, non contessa per ridere! E mi scegli l'uomo del sapone!

—L'uomo del sapone, l'uomo del sapone!—ribattè Nicla.—Sarebbe ora di finirla con questi atteggiamenti principeschi. E tu, che sei? E noi, che siamo? Il bisnonno vendeva sughero; il nonno vendeva olio; tu vendi olio e sughero. Non mancherò di dirlo, se si continuerà con la romanza del sapone!… Lo dirò, che il bisnonno faceva i turaccioli!

Maurizio si rabbonì, accolse bene Gigi, non sollevò obiezioni, il fidanzamento fu annunziato; e sei mesi dopo a Milano, con una ricca cerimonia, in un giorno di pioggia, Nicla Dossena diventava la signora Nicoletta Barbano, e Gigi credeva di sognare, di travedere, di vivere in un mondo irreale, tanto era spaventosamente felice.

XV.