—E nemmeno io!—aggiunse suo padre.
Bruno se ne andò.
Eran tornati a Parigi con un piccolo patrimonio, messo insieme coi danari di Montecarlo, il prestito d'Elia Polacco, una certa somma che il conte Fabiano aveva saputo spillare ancora alla famiglia: centomila lire a un dipresso.
Rivivevano la loro vita di lusso e di rumore, alla quale Fabiano aveva aggiunto una certa vita di contemplazione, andando per le gallerie d'arte e per le chiese con Bruno.
A fianco del fanciullo stava sempre un precettore italiano, tale Salapolli, che il conte aveva soprannominato Salafame, perchè non era possibile fargli conservare un centesimo in tasca. Appassionato di libri curiosi e rari, spendeva tutto il suo, e, senza soprabito nè ombrello, andava formandosi una biblioteca sontuosa.
Affinchè non morisse di freddo per via, il conte aveva finito col regalargli alcuni dei proprii abiti pesanti, sempre in timore che vendesse pur quelli per aver qualche libercolo intignato.
Salapolli era conosciuto da tutti i piccoli librai che espongono la loro merce sui parapetti dei ponti; e possedeva una coltura d'arte, di storia, di geografia, disordinata ma vasta. Le sue lezioni eran piacevoli conversari a proposito di qualunque cosa, d'una vettura che passava, d'una vecchia cornice, d'un trampoliere del Giardino delle Piante, d'una ragazza che strizzava l'occhio e che gli offriva il paragone con la antica civiltà greca.
E Bruno sorbiva: sorbiva avidamente, quasi avesse intuito che toccava a lui farsi tra quei due pazzi, il precettore bibliomane e il padre polimane.
Sembrava precocemente animato dal pensiero, e più che dal pensiero, dall'istinto d'armarsi per la vita, poi che tutto gli crollava intorno. E lasciati prima del tempo i balocchi, quei soldatini che pur ieri gli parevano vivi, non gradiva altri spassi che le visite al Louvre, ai musei di storia e di costumi, alle gallerie d'arte e d'armi e di gioielli e di maioliche e di vetri e di disegni.
Aveva mutato carattere; sentendo l'impossibilità di lottare contro la volontà dei grandi, s'era chiuso; o li beffava, mettendo ogni cosa in dubbio, spregiandone leggermente i discorsi e guardandosi con diffidenza dalle loro promesse e dai loro progetti.