Bruno attraversava la vita in quell'epoca ad occhi sbarrati, per vedere tutto e comprendere.
S'era abituato a Parigi come a una sua città, e si diceva che da tempo immemorabile tutto vi era stato disposto per fargli piacere.
Colore e movimento per rallegrargli gli occhi; uomini e donne che correvano lungo i boulevards, s'arrampicavano sull'imperiale d'un omnibus, sgusciavan di furia tra un veicolo e l'altro, popolavan le trattorie e i caffè, s'indugiavano a guardar le mostre, sparivan sotterra per raggiungere una stazione del métro, non eran che figurine rappresentative.
La folla su cui la carrozza del conte gettava passando la sua polvere e nei giorni di pioggia lasciava andare una frustata di fango e di spruzzi; negozii e teatri aperti perchè Bruno potesse scegliere; giornali gridati con voci gutturali dagli strilloni perchè Bruno li leggesse e li traducesse con Salapolli; tutto era stato fatto e disposto per dagli piacere.
Parigi era la sua Parigi; i boulevards i suoi boulevards.
Vi passava con la carrozza tratta da due bai in certi giorni d'inverno denso con lo stesso animo col quale vi passava in primavera. E se al Pré Catalan gli alberi erano sfrondati e i tronchi non più adorni di rosai rampicanti che salivano fin dove la pianta lanciava intorno la fronda verde; e se al Giardino del Lussemburgo la cintura graziosa d'anfore e di vasi era spenta di colore e non v'eran più che le foglie, Bruno si distraeva in altri spettacoli.
Perchè tutto lo interessava: anche il fango, alto un dito e pastoso, che copriva la strada; anche il rigagnolo giallastro che correva lungo il marciapiede; anche la pioggerella minuta ch'egli lasciava stillare sul pastrano per sentir l'autunno preannunziare le feste; la pace silenziosa della riva sinistra, l'eleganza severa della via Royale, della piazza Vendôme, della via de la Paix; il fracasso da fiera, la vita bruciante, grottesca, instabile, continuamente rinnovata dei boulevards.
Non era meno avido di sensazioni che di cognizioni.
E sognava in quella baraonda ch'era ormai per lui la vita, sognava i suoi sogni, e si faceva a poco a poco impenetrabile.
Aveva portato per lunghi mesi nel cuore il desiderio di tornare da Nicla, e negli occhi la visione della fanciulla; e non ne aveva parlato che nei primi giorni di lontananza. Poi sdegnando di supplicare invano, s'era taciuto.