Trascorsero mesi, trascorsero anni, così, in quella vita che aveva tutta l'apparenza d'un giubilo festoso, d'un tripudio giocondo, ed era per Bruno un isolamento selvatico.

Da Parigi era stato più volte a Bruxelles, dove suo padre contava i migliori amici, scelti, come ovunque, tra i più famosi scapestrati del regno; era stato più volte a Berlino e a Vienna con sua madre, per consenso del conte Fabiano.

Ma la lingua tedesca gli dispiaceva, la cucina tedesca gli dispiaceva, gli ufficiali tedeschi che parevano considerare il mondo come un dominio loro proprio, il quale sarebbe stato presto o tardi tagliato a fette dalla loro spada, gli dispiacevano più che la lingua e la cucina.

A Vienna aveva trovato genti meno diverse, che sapevano l'eleganza e la grazia; le donne erano sottili, molto bionde, nervose; i divertimenti avevano carattere di qualche bellezza, lontano dalle sguaiataggini francesi e dalla brutalità tedesca.

Il professore Salapolli che accompagnava Bruno in quei viaggi non vi si era mai abituato; gli mancava il pane dei vecchi libri; non era fatto per gli svaghi; e la contessa Clara Dolores lo interrogava troppo sovente intorno alla vita che il conte Fabiano menava a Parigi.

L'ultima volta Bruno aveva incontrato sua madre a Vienna, e gli era parso che anche la casa di lei fosse aperta a mezzo mondo.

Una governante ungherese aveva la direzione, ma la volontà di Clara
Dolores, stravagante e impronta, scompigliava ogni cosa.

Si combinavan partite di piacere a tavola, tra dame e gentiluomini, e si effettuavano sul momento, correndo alla campagna di pieno inverno. Si parlava di pattinaggio e mezz'ora appresso tutti dovevano essere al ring.

Qualche volta Bruno tornava a casa con Salapolli per far colazione, e la governante lo pregava di raggiungere subito la contessa all'altro capo della città, in un ristorante celebre; la trovava con altre signore e con un nugolo di uomini, uno dei quali aveva una specie di tutela su di lei, una tutela che gli altri parevano rispettare.

Clara Dolores non scriveva mai: telegrafava, per la città e per fuori. Si faceva arrivare dall'Italia, dalla Francia, dall'Inghilterra gli oggetti che le occorrevano o che il suo capriccio chiedeva.