Andava dicendo che voleva Bruno, che intendeva ritornare in Italia e riprendere la sua vita più riposata, anche pel bene del giovinetto; ma se ne dimenticava poi, sospinta da una specie di fretta che si rispecchiava nella volubilità dei suoi propositi, nella instabilità delle sue idee.
Un tempo, quando era con suo padre, Bruno desiderava ritornare a sua madre; e quando era con sua madre, desiderava ritornare con suo padre.
Ormai non desiderava più nè l'una cosa nè l'altra; ma delle due preferiva ancora la vita a Parigi col conte Fabiano. Sua madre menava la stessa esistenza di lui, salvochè le persone intorno svegliavano in Bruno una sorda avversione, forse per l'assoluta disparità di razza.
Non riusciva a comprendere come Clara Dolores potesse intedescarsi a quel modo; gli pareva altra da quella che aveva conosciuta e amata da bambino. Era più attenta a tutte le minuzie dell'eleganza, più gelosa della propria bellezza, e le visite della pettinatrice, della manicure, e il massaggio e il bagno le rubavano tre quarti della giornata.
Bruno aveva osservato che le labbra di lei avevano un rosso inverosimile e che troppo sovente apriva una scatola d'oro legata a una catenella che le pendeva dal fianco e guardandosi in uno specchio piccolo, si passava sul viso, rapidissimo, un minuscolo piumino.
La governante non godeva in casa alcuna autorità innanzi alla manicure e alla pettinatrice, le quali ordinavano a nome della contessa ogni giorno nuove acque e nuovi cosmetici mirifici. Veniva di tanto in tanto anche un medico, specialista di segreti per la bellezza femminile, che alla sua scienza aveva dato nome di Kallotrofia. E per ordinar ricette costose, il Kallotrofo era impareggiabile.
Giovane ancora, bella di nobil bellezza, Clara Dolores si lasciava ciurmare per leggerezza da quegli empirici; e sul suo viso ancora fresco e roseo andava stendendo una maschera che, non potendo aggiungere, toglieva il colorito naturale, e a poco a poco alterava le linee e avvizziva le carni.
Bruno notò un giorno, mentr'erano a tavola, le mani di sua madre, affusolate e bianche, coronate da unghie d'un colore sì acceso che per certo il pennello vi era passato.
—Hai le unghie dipinte?—chiese Bruno.
Ella non rispose.