Fu in quei giorni che Bruno si battè in duello col conte Gastone de la
Jonchère, altro sbarazzino della sua età.

Bruno era andato a trovarlo; pieno la testa dei classici ai quali s'era dato con ardore da qualche tempo e della grande letteratura, egli aveva espresso alcuni giudizii laudativi sulla lingua, che Gastone aveva subito rimbeccato. Bruno sosteneva che la più perfetta lingua del mondo era l'italiana; Gastone ch'era la francese, l'italiana essendo povera e stentata; Bruno osservava che in francese una parola aveva tre, quattro, cinque significati; e che in italiano ogni idea aveva la sua parola, e si avevano più parole per un solo oggetto; Gastone s'era messo allora a scimmiottar la cadenza italiana e Bruno a beffar la cadenza francese; fin che, avendo detto Gastone che l'italiana era lingua da miserabili maccheroni, Bruno perdette il senno e lasciò andare un potentissimo manrovescio al suo amico.

Ma Gastone già sapeva comportarsi cavallerescamente; senza scendere a violenze manesche, chiese immediata soddisfazione.

E ambedue si recarono in sala di scherma, staccarono dalla rastrelliera due fioretti, si misero in guardia e cominciarono il combattimento.

Non v'eran testimonii; la sera calava e nella sala viveva appena una luce penombrosa; s'udivano i ferri battere secchi e i due ragazzi ansare; già saltando e attaccando e respingendo, mutavano il duello in giuoco, e ridevano ambedue senza poter toccarsi.

Ma d'un tratto risuonò un grido e i due fioretti caddero a terra pesantemente.

Bruno era stato colpito in bocca e mandava sangue copioso.

Gastone si gettò fuori a chiedere aiuto, urlando, più pallido del ferito.

Accorsero i domestici, accorse il conte de la Jonchère, fu chiamato il medico, il quale constatò che si trattava di cosa da nulla; una larga graffiatura al palato, che sanguinava abbondantemente; mezzo centimetro più giù, e Bruno sarebbe rimasto fulminato.

Il ragazzo fu ricondotto a casa, accompagnato da Gastone, che doveva chiedere scusa al conte Fabiano; poi per riguardo alle famiglie, si tentò di nascondere la cosa, e non se ne parlò che sottovoce.