Ma se ne parlò molto; il conte Fabiano rimase un paio di giorni come atterrito; il professore Salapolli fu rapito in estasi. Arrischiar la pelle per la supremazia della lingua nazionale! farsi infilare per il vocabolario! Non aveva mai udito nulla di simile: la letteratura aveva dato il suo battesimo di sangue all'alunno prediletto.

E guardandosi intorno, e non trovando alcuno che la pensasse come lui e che volesse dare a quell'avvenimento un significato più largo e simbolico di quel che non meritasse una ragazzata, il Salapolli si ricordò che da molto tempo, da anni, la corrispondenza con Nicla era stata interrotta.

Giudicò che la signora fosse un'ammiratrice di Bruno; e scrisse un lungo particolareggiato racconto dell'avventura sorprendente «alla signora Nicoletta Barbano, casa Barbano, via Santa Margherita, Milano (Italie)».

Due giorni appresso ebbe una risposta, la quale lo confermò nel tacito disprezzo intellettuale ch'egli nutriva per le donne del mondo intero.

La signora non aveva capito niente.

Scriveva accorata senz'alcuna parola ammirativa, esprimendo il più vivo timore per la sorte del «bambino». Ella ricordava che parecchi anni addietro voleva uccidere o fare uccidere un signore che non gli piaceva; e supplicava di vigilarlo, di mettergli in cuore la pietà e la bontà. Del vocabolario e della supremazia della lingua nazionale non teneva conto alcuno.

Salapolli ne rimase così mortificato che non disse nulla a Bruno.

Il giovinetto non faceva più parola, e da anni, di Nicoletta.

Nei suoi occhi la visione della fanciulla che cantava, diritta e sottile sullo sfondo del bosco, la poesia dei balsami arcani, era andata lentamente scolorandosi e poi era scomparsa. Qualche volta gli pareva ch'ella appartenesse a quel mondo fantastico dell'infanzia in cui tutte le cose hanno un significato di miracolo, e un ruscello è un mare, e un arbusto è una selva, e una fanciulla è una fata.

Non già che l'avesse interamente dimenticata; ma non la comprendeva più; non sapeva più s'ella fosse una creatura ornata di tutte le bellezze, viva e vera, o non piuttosto una stupenda creazione del suo sogno.