Egli era tutto preso da un desiderio d'essere diverso, che lo studio dei classici e la biografia degli uomini grandi gli avevan messo in cuore non appena aveva potuto comprendere che ciascun uomo, come gli diceva Salapolli, teneva chiuso nel pugno il proprio destino.

Ciascun uomo serrava nella sinistra la debolezza e la volgarità; nella destra la virtù e la grandezza. Non valeva lagnarci della nostra sorte; era un lagnarci di noi medesimi; era un confessare che non avevamo voluto essere ciò che desideravamo.

E il giovinetto, guardando i suoi amici curvi da anni al tavoliere, contenti o disperati per la sciocca vicenda delle carte, sentiva che nelle massime del Salapolli c'era qualche verità.

Aveva scritto un romanzo, non uno di quei romanzi di cui, quand'era fanciullo, annunziava a Nicla l'idea e scombiccherava le parole dietro le paginette dell'albo di suo padre; ma un romanzo vero, la storia d'un uomo povero che vince tutte le difficoltà le più aspre e diventa Re d'un grande popolo.

Era breve, e Salapolli opinava che si potesse chiamarlo novella piuttosto che romanzo; ma il maestro era rimasto stupefatto per certe pagine; per una, tra le altre, in cui Bruno comparava il cammino dell'uomo che lotta al cammino del viandante in una campagna folta di nebbia, fredda e senz'orizzonte. La descrizione della natura desolata e dell'ansia e dell'ira che prendevan l'uomo il quale voleva giungere alla meta, eran parse al Salapolli eccezionali per intuizione e verità.

—Degne di stampa!—esclamava.—Degne di stampa!—andava gridando.

E ancora una volta gli era frullato pel capo di scriverne alla signora Nicoletta Barbano; ma non ne aveva fatto poi nulla, pensando che la signora chiamava «bambino» ostinatamente l'autore, ed era rimasta a otto anni addietro.

Contava allora Bruno sedici anni all'incirca; da poco Armande Jeoffroy, la giovane amica dell'ufficiale d'artiglieria, gli aveva insegnato l'amore.

Ella ne faceva una passione; egli era calmo e sdegnoso. Gli pareva d'esser tornato ai giorni in cui tutto gli diceva ch'era un balocco tra balocchi di lusso; e si prestava al capriccio d'Armanda piuttosto per dare piacere a lei, che per far piacere a sè medesimo. Spesso mancava ai suoi appuntamenti; s'era distratto per via; o vi giungeva annoiato e sbadigliando; o sorrideva un poco alla felicità della ragazza che lo teneva come un suo dio crudele ed estroso.

Ed era in verità crudele per ignoranza, perchè non sapeva che cosa fosse la passione e non faceva alcuno sforzo per simularla.