Guardava indifferente ai suoi piedi la ragazza discinta, coi capelli biondi prorompenti giù per le spalle, e s'ella non lo baciava, egli si dimenticava di doverla baciare.

Chi era? Perchè piangeva? Che cosa doveva dirle per consolarla? Dal cuore non gli veniva alcuna parola, e la lasciava piangere, annoiato, seguendo con l'orecchio il ritmo di quel singhiozzo soffocato e guardando con curiosità le bianche mani dalle unghie dipinte che si rattrappivano in una stretta d'angoscia.

Poi si scuoteva, indovinando d'essere troppo cattivo, e la carezzava leggermente perchè non si rotolasse più sul tappeto come avesse mangiato funghi velenosi.

—Io, vedi,—le disse un giorno,—non sono fatto per essere adorato…. Quando mi dici che mi adori, mi sembra di diventar d'avorio giallo, come un piccolo idolo, con la pancia solcata di grinze. Ne ho visto uno, non so più dove….

E Armanda, per non morire, per non diventare pazza, dovette lasciarlo libero, non dargli più appuntamenti, rinunziare alla terribile gioia di possederlo.

Egli mandò dal petto un grande «Auf»; e quello fu il suo primo amore.

Altri avvenimenti lo distrassero subito.

Lo zio Francesco era morto, lasciando, per bontà estrema, duecentomila lire al conte Fabiano, e il conte Fabiano aveva fatto una corsa in Italia, solo, da una settimana all'altra, per raccogliere l'eredità.

Gli giungeva in buon punto a rinsaldar la baracca, la quale tentennava pei venti che soffiavano da tutte le parti.

Egli aveva ormai quarantacinque anni, era un po' curvo, con la barba e i capelli interamente bianchi; ma i suoi occhi scuri splendevano d'un fuoco singolare e intenso.