Aveva mutato abitudini da qualche tempo; e con le abitudini il carattere.
Era diventato sospettoso e misantropo; non sorrideva più col suo fine sorriso canzonatore; si guardava intorno come fosse stato tra nemici; ogni giorno si lagnava di qualche malvagio tratto dei suoi compagni, di qualche prova d'ingratitudine, di qualche mancanza di cortesia, che gli venivano da quelli che più aveva careggiato.
Gli piaceva, a lui che della socievolezza era stato maestro e del rumore aveva fatto la sua vita, e sangue delle emozioni e del rischio, gli piaceva non veder troppa gente intorno; qualche volta non voleva veder nessuno; e i domestici ricevevano ordine di dire ch'era assente. Non si poteva più rubare; il maggiordomo se n'era indignato e aveva preso congedo, perchè sua signoria rifaceva i conti con una meticolosità che rasentava la grettezza, e con la persuasione preventiva che lo avevano svaligiato e andavano svaligiandolo.
Toccava a Bruno e al Salapolli, ambedue silenziosamente inquieti, aggiustar le cose, riparar le ingiustizie che il conte Fabiano commetteva, sanar le offese che faceva, spiegare le sue scortesie involontarie.
Del figlio non chiedeva novelle per lungo tempo; e poi, lì per lì, se ne ricordava, lo voleva con sè, lo stringeva fra le braccia, ne carezzava febbrilmente il capo, lo faceva chiamar di notte, perchè Fabiano soffriva d'implacabile insonnia.
Bruno era la sua speranza, diceva, l'ultima radice della sua vita; sapeva d'esserne amato, e il giovinetto lo avrebbe difeso, contro tutto e contro tutti.
—Dimmi, dimmi,—susurrava, tenendolo contro il petto e accarezzandolo,—dimmi che cosa farai. Sarai grande? Porterai alto il nome dei Traldi?… Salapolli mi ha annunziato che sarai scrittore, poeta, che certo la gloria coronerà il tuo capo.
E appuntandogli l'indice nel mezzo della fronte, chiedeva sottovoce, come avesse temuto che lo ascoltassero:
—Hai molto ingegno qui? molto, molto ingegno, qui?
Bruno doveva dire che sì, sarebbe stato celebre; che sì, aveva molto, molto ingegno.