Il parrucchiere del conte che veniva tutte le mattine a pettinarlo, gli aveva portato via egli solo diecimila lire, col pretesto di collocarle in azioni d'una Compagnia mineraria; un tipo sinistro, sbilenco e tossicolante, che si chiamava Bongrive ed era disceso non si sapeva donde, s'era fatto prestar cinquemila lire per tentare un'esperienza scientifica, ch'egli stesso non poteva definire.
Tutti bevevano e mangiavano a ufo, e qualche volta comperavan roba presso i fornitori del conte, onde ad ogni poco bisognava pagar lunghe note di oggetti che non eran mai entrati in casa ed erano andati ad abbellir la casa degli altri.
Bruno si teneva in disparte, cercando di non dar di gomito a quella geldra famelica; ma per giungere a suo padre, doveva pure sorridere al signor Bongrive e al parrucchiere, che gli stavano di continuo alle costole.
E un giorno il conte Fabiano scacciò tutti, accorgendosi di punto in bianco della devastazione che la gentaglia aveva fatto in casa sua, e ne tenne Bruno responsabile, perchè non lo aveva avvertito in tempo.
Entrò in furore, contro il figlio, contro il Salapolli, contro i domestici, minacciando rovine e vendette; aveva l'occhio fosco, fremeva, fiutava in aria, s'aggirava per le stanze come una belva.
Bruno dovette rassegnarsi con le lacrime agli occhi a chiamar due infermieri; il Salapolli scrisse in tutta fretta alla contessa, avvertendola di quanto avveniva. La contessa rispose che partiva all'istante per Parigi e consigliava nel frattempo di far chiudere il conte in una casa di salute.
Il professore Salapolli temette di diventar pazzo a sua volta, quando vide trasportar fuori il conte Fabiano, con l'occhio vitreo e un ringhio continuo tra le labbra contratte. Era serrato ai polsi e intorno alle spalle e al busto da larghe cinghie formidabili; e Bruno gli si avvinghiava al collo, baciandolo, carezzandolo, chiamandolo coi più dolci nomi trovati nei ricordi della sua infanzia.
Non voleva che glielo togliessero; il suo passato intero se ne andava con lui, le commedie con le marionette, il Re moro, le battaglie coi soldatini, la bandierina con l'asinello che recalcitrava. Sentiva che malgrado tutto, il papà era stato il grande compagno della sua vita, colui che gli voleva bene anche quando correva dietro alle carte e alle donne….
Non voleva che glielo portassero via, e s'avvinghiava alle balze che imprigionavano suo padre, e si lasciava trascinare a terra, dietro di lui.
Clara Dolores sopravvenne in quel punto.