S'incontrarono così, in anticamera, il conte che partiva per la casa dei pazzi, la contessa che giungeva da Vienna, leggiadra e impellicciata.

Ella afferrò Bruno e lo trasse lungi, aiutata dal Salapolli.

Bruno crollò al suolo pesantemente, e vi rimase, non seppe mai quanto tempo; poi udendo una voce nota che lo confortava, cercò intorno smarrito, sollevò lo sguardo, lo fissò freddo e nemico sui capelli di sua madre: fatto più pallido, pareva che il volto gli si fosse rimpicciolito nello spasimo.

—Ah!—disse con voce rauca.—Sei diventata bionda?…

XVII.

La signora Nicoletta Barbano era uscita con la carrozza chiusa a due cavalli, per portar le carte da visita a due vecchie dame alle quali era stata presentata la sera innanzi durante un ballo.

Le due dame abitavano ai due capi opposti di Milano; e sul ritorno, il cielo già freddo e grigio aveva lasciato sfuggir qualche fiocco di neve; poi piano piano i fiocchi s'erano fatti più spessi, turbinavano, giuocavano, danzavano col vento, scendevano a terra e vi si attaccavano.

Era la nevicata prossima, copiosa, che mandava avanti i primi annunziatori, e in breve avrebbe coperta Milano intera d'un morbido mantello.

Nonostante il berretto e la pelliccia d'ermellino, Nicoletta si sentì penetrar dal freddo, un freddo strano che pareva lambirle l'anima più che le carni; e quantunque fosse a pochi metri da casa, tirò il cordone non appena arrivò davanti la soglia d'un caffè elegante, e fece fermare.

Era un piccolo capriccio. Nella sua casa, bella, tepida, raccolta, avrebbe trovato tutto ciò che le fosse piaciuto; ma presa dalla voglia di bere un tè, s'era arrestata subito.