La donna si volse e balzò in piedi.
—Tu!—disse con voce ansante.—Brunello!
Le stava innanzi un giovane, chiuso fino al collo da una pelliccia nera, asciutto e pallido; una lieve pelurie appariva sul suo labbro superiore; dentro gli occhi grandi la luce era viva ma irrequieta.
—Nicla!—ripetè.—Mi riconosci? Ti ricordi ancora?
—Vieni!—ella disse con la stessa voce ansante.
Gettò sulla tavola alcune monete d'argento, e quasi trascinando Bruno, uscì, salì nella carrozza; e durante il brevissimo tragitto dal caffè a casa, prese le mani del giovane, dicendogli:
—Brunello, bambino caro, amore mio!…
Egli chiuse gli occhi sorridendo, per assaporar quelle parole dette con quella voce, per tornar d'un colpo indietro di dodici anni e ritrovar la propria anima d'allora e l'anima di Nicla, per riprender la vita dal punto in cui era stata interrotta, sulla riva del lago, dall'uomo con la barba rossa mal rasata e i capelli radi chiazzati di bianco.
Ma non appena furono in casa ed ebbero gettate, passando nell'anticamera, le pellicce al domestico, Nicla si ravvide; squadrò Bruno e gli disse, uscendo dal breve sogno:
—No, non è possibile! Non devo darti del tu. Non sei più un bambino!